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Questo argomento contiene 32 risposte, ha 5 partecipanti, ed è stato aggiornato da  Giulio Tiberini 6 giorni, 5 ore fa.

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  • #10602
    Massimo Marconi
    Massimo Marconi
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    Si effettivamente Stefano fa proprio delle belle immagini e, nell’attesa che ci sveli i suoi “segreti”, posso dirti che, riguardando meglio le tue immagini credo che un problema di esposizione ci sia, in quanto lo sfondo che è molto meno luminoso della sorgente, appare invece corretto come esposizione. Questo succede perchè il dispositivo usato fa una media della luminosità della scena e calcola la relativa esposizione ma, così facendo, di conseguenza sovraespone una piccola zona di maggiore luminosità che è proprio quella che ci interessa. Perciò una prima ottimizzazione consiste nel cambiare ( ove possibile ) il settaggio dell’esposizione automatica con quella manuale inserendo valori più bassi, fino a che il resto della scena inquadrata sia abbastanza sottoesposta, quasi “oscurata”.

    #10604

    Luigi Ruffini
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    Allora Finalmente sono riuscito a realizzare un’immagine decente però con l’inconveniente che adesso si vedono meglio i difetti e infatti guardando l’immagine A momenti mi prendeva un colpo. Ho le traveggole io oppure qui mi sa che abbiamo un piccolo problema? Le righe del Ronchi hanno un andamento diverso nella zona centrale rispetto alla restante parte dell’ottica… non voglio dire quella parola a livello scaramantico anche se credo che purtroppo vado a sbattere proprio lì; voi cosa ne pensate?
    Allego anche un immagine della pece che ormai ha oltre 15 anni è fatta di pesce Cristallo mista trementina e a cera d’api non ricordo le percentuali ovviamente su una base di metallo
    spessa 15 mm pesa un accidente ma è assolutamente stabile.
    :wacko:
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    #10605
    Massimo Marconi
    Massimo Marconi
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    Ottimo lavoro Luigi, l’immagine del ronchi è ok !

    Tranquillo non c’è nessun astigmatismo, il centro è sferico, poi c’è una piccola depressione a metà diametro e una zona periferica decrescente, ma niente che vada fuori dell’ordinario, aspetti e correzioni normalissime da fare durante la lucidatura per arrivare alla sfera.

    nel complesso la figura è buona, forse c’è una leggera rugosità nella parte periferica che dovrebbe scomparire con il termine della lucidatura la quale, presumo, ancora non è completa.

    C’è anche una piccola differenza di luminosità tra il settore destro e sinistro che fa sembrare le bande opposte di spessore diverso. ma questo dipende dalla non perfetta simmetria della fenditura davanti alla sorgente luminosa.

    Se la sorgente luminosa è un led, allora parte della fenditura intercetta il punto più luminoso del led, in pratica la fenditura non è perfettamente al centro del led, ma sono dettagli, la sostanza non cambia, è un buon lavoro !

    #10606

    Luigi Ruffini
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    Sì ok In effetti la sorgente luminosa è un led. Proverò a centrarlo meglio appena avrò un po’ di tempo. Grazie tantissime dei consigli ma come dici di procedere… di proseguire con COC con utensile sopra? Utensile sotto? Un terzo del diametro avanti indietro…

    #10607
    Massimo Marconi
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    Io continuerei con le corse centrali 1/3D fino alla sfera, sopra o sotto secondo me fa poca differenza. Piuttosto bisognerebbe capire come mai la periferia ha un andamento tendenzialmente diverso dal centro che invece è sferico.

    Quasi sempre la causa è un adattamento non ottimale della patina di pece, nel quale il centro ha un contatto migliore rispetto alla periferia.
    Proverei perciò anche ad inserire delle micro-scanalature nei quadrotti di pece, le quali sicuramente aiutano sia nelle operazioni di adattamento patina-specchio che nell’efficacia delle corse.

    Da verificare anche se con l’abbassamento delle temperature di questi giorni la patina non risulti troppo dura.

    #10610

    Giulio Tiberini
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    Bel lavoro Luigi! e bellissima immagine del Ronchi
    Anche secondo me è da verificare la durezza della pece in considerazione della temperatura dell’ambiente di lavoro, che può creare problemi di adattamento.
    Una pece molto vecchia ha potenzialmente perso solventi in genere però crederei solo dalla superficie, Quindi le rigature aiutano la cedevolezza ma anche a mettere in opera strati sottostanti potenzialmente più idonei.

    Per vedere meglio e a colpo d’occhio se l’adattamento è avvenuto su tutta la superficie della pece, Forse ti conviene farlo interponendo un foglio di polietilene da cucina.

    Le zone non adattate presenteranno i quadretti in parte o in tutto traslucidi, mentre quelli a contatto saranno di colore pieno e brillante, con tutt’al più delle piccole e insignificanti aree traslucide non a contatto, come vedi in questa immagine.
    http://www.grattavetro.it/wp-content/gallery/c-pece/10-50F5-040.jpg

    Un adattamento che non avviene a temperatura ambiente può essere aiutato facendolo a bagnomaria, (una volta ho messo sopra all’utensile la borsa di gomma dell’acqua tiepida) ma la differenza di temperatura forzata non deve essere elevata, perchè una pece forzatamente adattata e poi non utilizzata nella sua gamma di temperatura di rammollimento ottimale (cioè mantenuta tale dal solo calore proveniente dall’attrito della lavorazione), creerà comunque dei problemi di durezza prevalente, andando a scavare dove vuole lei, e non seguendo l’andazzo dell’usura della superficie, che è quello che avviene quando c’è il giusto equilibrio.

    #10613

    Luigi Ruffini
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    Allora oggi una mezz’ ora di lucidatura COC 1/3 diametro con utensile sopra. La pece la conservo a contatto con lo specchio a casa quindi in ambiente caldo però la zona di lavorazione attualmente è 11 gradi. Controllo periodicamente con un termometro laser la temperatura e la superficie della pece e dello specchio sono regolarmente 20-21 gradi quindi penso che rimanga sempre ben amalgamata. Si sente anche che all’inizio sessione di lucidatura sono molto dure da scollare quindi c’è un contatto perfetto e la pece è perfettamente lucida sulla superficie ha aderenza su tutta la superficie dello specchio.

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    Ora però mi sembra che la zona centrale si stia abbassando un po’ troppo ho un’ accenno di bordo ribattuto che comunque c’era già prima (molto contenuto) non so se allungare leggermente la corsa delle passate, voi che dite?

    #10614
    Massimo Marconi
    Massimo Marconi
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    Luigi, io credo che il problema sia proprio l’adattamento: la depressione a metà diametro si è approfondita ulteriormente, mentre il centro ed il bordo sono rimasti invariati. Il Ronchi ci dice che c’è una zona che sta lavorando più delle altre e questo con la passata 1/3 D non dovrebbe succedere.

    Allungare le corse potrebbe aiutare in quanto verrebbe estesa l’azione dell’utensile che ora sembra confinata intorno alla zona a 1/2 D.
    Ma la domanda secondo me è un’altra: se le corse a 1/3D non portano al risultato voluto perchè l’applicazione di un’altra tecnica dovrebbe farlo ?
    Io penso che sia meglio trovare la causa che sta determinando questa anomalia, la tecnica non può essere perchè come sappiamo le corse 1/3 D portano alla sfera, ma solo se tutto il resto del setup è ok.

    La temperatura esterna di 11 gradi mi fa pensare che, a parte la superficie a contatto, la pece sia troppo dura per uniformarsi allo specchio, non è in grado di deformarsi per adattarsi all’evoluzione della forma della superficie, oltretutto nel passaggio da un ambiente più caldo a uno più freddo una variazione nella forma sicuramente c’è, magari impercettibile a occhio ma percettibilissima dall’ossido di cerio.

    #10615

    Luigi Ruffini
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    Dunque. La pece ha sicuramente lmitazioni dovute al fatto che è molto vecchia e che probabilmente è leggermente più dura di quello che normalmente viene consigliato. Per ovviare a ciò io la tengo sempre a contatto con lo specchio e in un ambiente molto caldo durante i periodi di pausa. C’è da dire che io uso un ritmo di lavoro piuttosto elevato (circa due passate al secondo) che quindi le parti in sfregamento tendono a surriscaldarsi e controllo ogni circa 10 minuti la temperatura della pece e e dello specchio che come ripeto viaggia tra le 19,5 ed i 20 gradi e mezzo; il resto dello specchio (la parte retrostante) è intorno ai 18 gradi e mezzo. L’ambiente di lavoro viene riscaldato poco più che altro perché il lavoro è molto pesante e suderei come un pazzo. Durante la lavorazione la pece fischia regolarmente, ed aggiungo un po’ per volta ossido di cerio con acqua. Si forma regolarmente la schiumetta e la scorrevolezza è abbastanza regolare. Il fischio è abbastanza sommesso e regolare e anche quello è segno che comunque lavora in modo ottimale. Appena terminato fino alla prossima settimana la pece viene portata in un ambiente riscaldato a contatto con lo specchio che essendo molto pesante la mantiene adattata perfettamente. Oggi pomeriggio ho proceduto a fare un’ora e mezzo di lavoro con specchio sotto ed utensile sopra movimenti decentrati col Centro in prossimità del bordo però compressione abbastanza intensa sulla mano della parte centrale dell’utensile ( quindi lato interno) mentre la mano esterna era solo di appoggio per accompagnare il risultato è quello mostrato nell’immagine.

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    #10616
    Massimo Marconi
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    Luigi, quello che scrivi è secondo me un’ulteriore conferma sul problema dell’adattamento.
    Avendo decentrato l’utensile sei andato a lavorare le zone che prima erano parzialmente raggiunte, hai approfondito la zona a 3/4 del diametro ed infatti il raccordo con la zona mediana ora è più continuo ed uniforme.

    Io non dico che gli accorgimenti che adotti non siano giusti, dico che ( anzi lo dice il Ronchi ) non sono stati sufficienti a garantire il mantenimento della forma della pece in tutte le sessioni, l’adattamento è necessario in ogni sessione, la sua verifica viene proprio dall’analisi dei risultati della lavorazione, l’unico modo per essere certi della bontà dell’adattamento con l’utensile a pieno diametro è quando la tecnica ( eseguita correttamente ) produce il risultato atteso.

    La buona notizia è che ora non hai una sfera ma una discreta parabola :-) , manca ancora da sistemare un po’ di rugosità al centro che finora è stato interessato dalla lavorazione solo in parte.
    io farei delle misure con Focault, non penso che sei molto lontano dalla parabola definitiva se il reticolo che hai usato è intorno alle 4 linee/mm ci sei molto vicino e, se la lucidatura è completa, la sfera a questo punto nemmeno serve…

    #10617

    Luigi Ruffini
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    Sì massimo le tue considerazioni sono giuste la pece ha una densità che la rende idonea per temperature primaverili o tardo estive quindi autunnali certamente non per temperature basse come quelle di questi giorni; almeno dove vivo io fa particolarmente freddo. D’altronde non mi sono messo a ordinare Gugolz ed a rifare un nuovo utensile di pece perché il tempo mi avrebbe impegnato molto e in effetti tra tempi di consegna e la realizzazione dell’ utensile se ne sarebbero andate alcune settimane… Del resto in passato ho avuto occasione di lucidare con un utensile originario che allora era di vetro quindi già convesso con degli optipad sagomati ad ottagono ed il risultato era molto simile a quello che ho ottenuto con questa pece proprio perché non si amalgamano più di tanto sono molto rigidi e hanno un effetto come quello di una pece molto rigida, infatti cambiando tipo di manovra raramente ottenevo dei risultati differenti.
    Comunque in settimana realizzo la maschera di Coudé dopodiché vado a vedere come sto messo..
    Sì il reticolo ha quelle caratteristiche è quello che fabbrica Lolli

    #10623
    Massimo Marconi
    Massimo Marconi
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    ho fatto un errore di valutazione e me ne scuso… Nell’ultima immagine del Ronchi, per essere nelle “vicinanze” della parabola di un 300/1700, il reticolo utilizzato dovrebbe avere 5 linee/mm e non 4 linee/mm come da me erroneamente detto.

    Nell’immagine che segue si può vedere la differenza di visualizzazione della parabola di un 300/1700 con un reticolo da 4 l/m ( a sinistra ) ed uno con 5 l/m ( a destra )

    #10626

    Luigi Ruffini
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    Beh quello di Lolli è un 4 linee per millimetro… io ho questo non ho chance…
    Comunque in effetti ci sono abbastanza vicino. Considera che la zona centrale è venuta un po’ sfocata ma in realtà è lucidata è solo che non l’ ho pulita benissimo ed è rimasto forse un po’ di alone che ha creato quella zona diffusa quindi devo solo concentrarmi sulla zona tre quarti per abbassarla un pochino e poi direi che ci siamo ;-)

    #10628

    Giulio Tiberini
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    Ciao Luigi. L’unico avvertimento che mi sento di aggiungere è precauzionalmente di interporre sempre un foglio di polietilene (Domopack) fra pece con cerio incrostato e specchio, e non lasciarli riposare a diretto contatto.
    I “sacri testi” dicono che quel contatto diretto fra silicati pece e ossidi, è sicura fonte di micro rugosità, che talvolta puoi perfino vedere come iridescenze sullo specchio bagnato e illuminato da una luce al neon.

    Inoltre, anche con temperature “fresche” e contatti prolungati nel tempo, la pece si assesta con continuità, e c’è il rischio di rovinare l’utensile al solo distacco, oppure di non rouscire più a distaccarlo e dover tribolare per separare gli oggetti perdendo l’utensile.

    Per me, anche in vista del fare i test di foucault in un ambiente a temperatura uniforme, dovresti cercare di adattare la temperatura ambiente a quella di lavorazione della pece, perchè lavorare in fase finale, una faccia di uno specchio abbastanza più fredda dell’altra, scaldandola in modo più sensibile solo per lavorazione da una parte, è un impedimento che ti crea sicuro scompenso nella asportazione di vetro, che vuol dire astigmatismo durante il lavoro dovuto a che due faccie dello specchio sono più deformate di quanto lo sarebbero a temperatura più vicina a quella di lavoro, considerando che le tolleranze in gioco sono di milionesimi di millimetro.

    #10630

    Luigi Ruffini
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    Grazie tante dei consigli ho provveduto immediatamente a mettere del domopak tra l’utensile di pece e lo specchio.
    Per quanto riguarda la temperatura dell’ambiente di lavoro cercherò di scaldarla nelle prossime fasi anche se non è semplicissimo; vi terrò Informati sui risultati.

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