Structure a Dobson

Home Forums Grattavetro chalkboard. Structure a Dobson

This topic contains 2 replies, has 2 voices, and was last updated by Stefanosky Stefanosky 1 month needle.

Viewing 3 posts - 1 through 3 (of 3 total)
  • Author
    Posts
  • #10513
    Stefanosky
    Stefanosky
    Participant
    • Messages 103
    • Offline

    Mi sto avvicinando alla fase in cui, terminato lo specchio, dovrò progettare una struttura in grado di accoglierlo al meglio.
    Aprirò poi una discussione specifica sulla scelta che farò, dove documenterò tutto il processo dalla progettazione alla costruzione vera e propria.
    Per natura sono più propenso a soluzioni tecnologiche e credo sarà questa la strada che percorrò tuttavia mi farebbe piacere conoscere la vostra opinione circa i vari tipi di struttura e materiali utilizzabili. Legno, metallo, di tipo light, pesante, con truss in carbonio, aluminum, etc
    Nello specifico, considerando il MIO progetto, quali sono i pro e contro delle varie strade percorribili?

    #10516

    Giulio TiberinI
    Moderator
    • Messages 388
    • Offline

    Hello Stephen.
    Sulla struttura ti dico il mio pensiero e le attenzioni da porre, il tuttto in modo molto generale.
    Direi dapprima che siccome il tuo telescopio sarà un F6, quindi sarà abbastanza “lungo”, questo richiede attenzione ai compromessi da scegliere, a partire dal tipo del telescopio, cioè se sarà il cosiddetto dobson normale oppure leggero.

    it is’ chiaro che il tipo a traliccio classico NORMALE (parlo di quello simile al mio 360f5 e all’Obsession americano) ha dei vantaggi notevoli di semplicità d’uso, mantenimento della collimazione e facilità di equilibratura, potendo contare sulla maggiore distanza progettuale fra il fondo della cassa del primario e il centro di rotazione dei cuscinetti a mezzaluna laterali, che sono di dimensioni minori di quelle di un tipo LEGGERO, fino a scomparire diventando un semplice cerchio, nei telescopi non a traliccio del commercio, che sono costruttivamente simili al telescopio Dobson originale creato da John Dobson.

    Maggiore distanza che nel dobson classico però presenta lo svantaggio che la stessa cassa ed il resto della parte al suolo del dosbon, siano di dimensioni maggiori di quelle che verrebbero nel caso della costruzione del tipo leggero
    Ma il rovescio di questa medaglia è che viceversa in un dobson di tipo leggero, per ottenere un grado di equilibratura vicino allequivalenza del classico, occorre sovradimensionare il raggio dei due cuscinetti laterali a mezzaluna, ed anche fissarli alla cassa del primario non centrati, ma spostati a filo della parte posteriore della cassa stessa, in modo da far si che durante la inclinazione del telescopio, man mano che il “tubo” virtuale del telescopio esce dalla verticalità e cresce il coseno dell’angolo di inclinazione, vi sia un automatico “carico” di contrappeso che cresce con il crescere del braccio della leva , che in quel caso è uguale alla proiezione al suolo della distanza fra in centro di curvatura e il fondo della cassa del primario.
    Lo svantaggio è quindi di dover costruire tali efficienti e grandi mezzelune (che verrebbero come si vede nella discussione al seguente link) in modo tale che possano essere rese pieghevoli per ridurre i problemi di trasporto creati da esse, in un telescopio alleggerito proprio per facilitare la sua movimentazione:
    http://dobsoniani.forumfree.it/?t=69692325&st=75#entry589150091

    LEGNO O ALLUMINIO
    Il tipo di materiale con cui costruire il telescopio è soggettivo. Io preferisco il legno compensato anche solo di pioppo, essendo comunque un leggero materiale composito ha il vantaggio di essere un isolante termico. E questo nell’uso del telescopio ha il notevole vantaggio di evitare la veloce conduzione della temperatura ambiente agli specchi soggetti all’appannamento. it is’ pur vero che questi si possono evitare con le fasce termiche, ma secondo me il loro uso è un assurdo controsenso astronomico che ti obbliga a scaldare quel che è necessario mantenere alla temperatura ambiente per evitare correnti termiche turbolente all’interno del telescopio, e comporta pure l’ampliamento dell’hardware da portarsi dietro, con l’uso di un alimentatore.
    (Ma questo mio parere deriva dalla mia idea che le soluzioni tecniche più belle in assoluto, sono quelle che massimizzano il connubio fra semplicità ed efficienza).

    Quanto a leggerezza però l’alluminio (peso specifico 2,6) sarebbe a pari merito col compensato (peso specifico 0,45) se si pensa che lo spessore di utilizzo che li rende equivalenti è pari a 2,6/0,45= 5,7; cioè l’alluminio in spessore 1mm equivale al compensato in spessore 5,7mm…In other words, la struttura di un telescopio in alluminio spessore 2mm, ha lo stesso peso di quella realizzata in compensato da 12mm, che è sicuramente meno flessibile e meno ballerina di quella con alluminio sottile.
    In aLtre parola: Visto che la struttura del dobson deve essere robusta e rigida, è più facile ottenere quell’ottimo risultato (volendo, pure altamente tecnologico), costruendo in legno invece di alluminio, e verniciando con poliretanica impermeabile e antiusura per antonomasia, acquistabile in negozi fai da te per imbarcazioni.

    CELLA DELLO SPECCHIO
    Possibilmente evitare quella “a cinghia” classica fatta così: http://www.webstertelescopes.com/18_cell.jpg in favore di una molto migliore che sostiene lo specchio con una struttura a triangolo fatta così:
    https://www.bresser.de/out/pictures/generated/product/7/460_460_70/4e92ce651b9a2a4deab59da15f893ecf_0116940_d5_0817.jpg , la quale permette il fissaggio dei triangoli di sostegno posteriore dello specchio e dei loro eventuali bilancieri, e pure la comoda collimazione fatta sia in modo classico dal lato posteriore dello specchio, che da quello anteriore, stando magari all’oculare (e manovrando la chiave a brugola infilata in un tubetto lungo a sufficienza).

    Inoltre i fermi dello specchio perchè non esca dalla sua cella, in queso tipo di cella sono solidali col movimento dello specchio in collimazione, e non fissati ad una struttura separata e fissa (come nel caso della cella classica col sostegno dello specchio a cinghia) col rischio di essere laschi o troppo a contatto, a seconda del variabile movimento del primario in collimazione.

    IL TRALICCIO
    Ho espresso in dettaglio le considerazioni seguenti nell’articolo:

    The truss tube for Dobsonian telescope… and surroundings


    La costruzione a mio avviso migliore è quella che unisce i tubi “a compasso” a due a due, per esempio per mezzo di uno spezzone di angolare, che con le tre o quattro coppie di tubi uniti, fornisce un traliccio che ha un piano di appoggio per la cassa del secondario, che è perfettamente ortogonale all’asse ottico, la quale cassa si appoggia semplicemente e si avvita comodamente agli angolari che accoppiano i tubi.
    Questo fatto della unione “in higer place” dei tubi in coppie, permette di non aver bisogno in basso (cioè alla cassa del primario), di avere morsetti di fissaggio del traliccio che lo guidino ad agevolare il successivo fissaggio della cassa del secondario, ma bastano 4 semplici bulloni uscenti da essa.

    Il vantaggio totale si ha però nei telescopi piccoli o di corta focale, quando si realizza il traliccio in un solo pezzo apribile e chiudibile a “fisarmonica “ , come ho fatto nel mio 250F5 a valigetta.

    IL SUPPORTO DEL SECONDARIO
    Può essere agevolmente ricavato per tornitura dal pieno in economicissimo tondo di nylon nero, sempre per il motivo di evitare la conduzione del freddo portata allo specchio dal “ragno” di sostegno, che normalmente è d’alluminio.
    Il “giunto” orientabile che permette lo scampanamento del supporto del secondario, manovrabile con le solite tre viti in fase di collimazione, può essere anche solo una barra filettata M6 in nylon, che è flessibile e robustissima, senza presentare problemi di “rottura fragile” anche alle basse temperature ambiente. Ciononostante io precauzionalmente ho messo il classico cordino anti-caduta del secondario, incollato dietro allo specchio con una pallina di silicone e legato allo spider vane.
    Un altro (solito) consiglio costruttivo per evitare la condensa al secondario, è di incollarlo con tre palline di silicone al suo supporto, mettendo 3 fiammiferi come distanziale (da togliere a incollaggio avvenuto), in modo che fra lo specchio e il supporto ci sia uno spessore di 2mm si silicone.
    Tutto ciò è visibile in una foto presente nella galleria di immagini in fondo a questo articolo:

    Dobson “light” 300F6 – Phase 2: Transformation into “Low-Riding”

    Queste elucubrazioni rappresentano il mio pensiero che si è evoluto nella sequenza di realizzazione dei miei 4 dobson. Il mio pensiero non ha quindi nessuna pretesa di perfezione, ma rappresenta solo le scelte che ho fatto, ligio al mio pensierosemplice e funzionale = bello”, nell’intento di migliorare quel che strada facendo mi pareva migliorabile con una soluzione più semplice, e più (o quantomeno altrettanto) efficiente.

    Hello- Julius

    #10518
    Stefanosky
    Stefanosky
    Participant
    • Messages 103
    • Offline

    Great Julius, very thorough as always!

Viewing 3 posts - 1 through 3 (of 3 total)

You must be logged in to reply to this topic.