Lavorazione primario 300mm f/6

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Questo argomento contiene 170 risposte, ha 5 partecipanti, ed è stato aggiornato da Avatar Giulio Tiberini 1 anno, 2 mesi fa.

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  • #10322
    Stefanosky
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    Ok, l’utensile di gesso è pronto ma l’ansia è palpabile…
    Non sono più cosi sicuro di usare le “caramelle” di pece perchè comportano tutta una serie di passaggi che non avendo mai avuto a che fare con una sostanza del genere non mi sento di affrontare (creazione stampo, colata negli stampi, rimozione dagli stampi, fusione e appiccicamento della parte posteriore di ogni quadretto ecc).
    Sembra darmi più sicurezza affrontare il classico panino utensile-pece-specchio e successiva creazione canali.
    Voi che ne pensate?

    #10323
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    Giulio Tiberini
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    …Penso che tu devi seguire il tuo istinto. D’altronde storicamente si è dempre scelta la via della colata intera, che apparentemente è la più semplice.

    Io a suo tempo scelsi la via delle caramelle perchè (essendo assai pratico di colate siliconiche per realizzare lo stampo) più congeniale alla mia indole, tendente ad “allungare un poco la strada” per aggirare la colata diretta, che a me neofita, appariva una operazione troppo concisa e veloce da “guidare” per ottenere un buon utensile duraturo.

    Le caramelle di pece sono state per me inesperto, una garanzia di lavoro pulito senza fretta, ….cioè una sorta di ossimoro come “complicazione semplificatrice”…che mi permetteva di non dover agire in fretta per dominare pienamente il processo e ottenere in modo pulito, il mio miglior utensile a colpo sicuro.

    #10328
    Stefanosky
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    Come sospettavo l’utensile di pece mi sta facendo impazzire…ho fatto la colata senza problemi e ho tenuto premuti specchio e utensile per far prendere la giusta forma alla pece dopodichè ho aperto i canali con il saldatore come suggerito da molti. Errore più grande non potevo fare. A parte la puzza nonostante fossi sul terrazzo, ma finiti di aprire ho dovuto nuovamente premere abbastanza a lungo per avere un contatto omogeneo. Solo che nel frattempo si sono parzialmente richiusi i canali e allora via di saldatore un’altra volta… Al momento ho sporcato ovunque, ho pece anche dietro le orecchie e un pò di sconforto che cercherò di far andar via con una buona birra ghiacciata. Ora sto riprovando a far prendere la forma. :negative:

    Aggiornamento: Niente, non riesco a far scorrere l’utensile nonostante ora sia a contatto ovunque. Faccio due o tre volte avanti e indietro si blocca e non scorre più, poco importa se metta più o meno abrasivo, più o meno acqua. Non so che fare.

    #10330
    Stefanosky
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    Sono riuscito a far lavorare bene il tutto, serviva più peso per più tempo. Quindi diciamo che ci siamo ma il problema rimane la temperatura troppo elevata nel mio studio, ahimè unica stanza di casa senza condizionatore. 31°C sono tanti e la mia pece è indicata per temperature di lavoro che vanno dai 18 ai 26 gradi circa, di conseguenza i canali dopo un’oretta si sono quasi chiusi e ormai credo mi convenga attendere il fine settimana e il calo di temperatura previsto. Comunque già è un buon segno che il tutto funzioni e che il momentaneo smarrimento fosse solo un problema di “forma” ;-)

    (Qui ancora non completamente a contatto)

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    #10331
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    Giulio Tiberini
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    qualche commento “a ruota libera”:
    PESO DELLE MANI:
    Attenzione a non schiacciare sopra l’utensile. La lucidatura è meglio se , almeno verso la fine, avviene bella e regolarizzata per solo peso dell’utensile. E quindi è meglio impratichirsi prima di arrivare in parabolizzazione, a trascinare l’utensile per il solo suo bordo anteriore o posteriore, per non imprimere una incontrollabile variabilità della la sua azione (..e quindi riuscire a prevedere l’azione di correzione indicata, e la sua durata, essendo essa stata liberata da variabili di disturbo introdotte dal nostro comportamento, soprattutto pensando alle tolleranze di lavoraziione che arriveranno a 68,75 milionesimi di millimetro).

    ADATTAMENTO:
    L’adattamento della pece alla superficie dello specchio è invece importantissimo fino alla fine della lavorazione. Io avevo il problema inverso del troppo poco caldo dei 18°C ambiente, con la pece Gugolz #55, e dovevo scaldare l’ambiente a 20 o 21°C perchè dopo 30 o 40 minuti di lavoro la pece cominaciasse a profumare di conifera e a fare la schiuma dell’ossido di Cerio. In quel caso rifaresti alcuni pezzi di canale solo dopo diverse ore di lavoro

    PER VEDERE A COLPO D’OCCHIO L’ADATTAMENTO: Dove c’è già il buon contatto e dove non c’è ancora, ho sempre trovato assai utile interporre fra pece e specchio, un foglio di Domopak, polietilene da cucina: Quando tiri su l’utensile e guardi il polietilene, il buon contatto ti mostra quadretti ben neri, il non contatto li mostra traslucidi solo o parzialmente neri.

    DUREZZA DELA PECE: Si, il lavoro a una temperatura troppo elevata affloscia la pece troppo velocemente senza farla lavorare il giusto…E rifare i canali non è una attività piacevole; (mentre al contrario una pece dura sarebbe assai peggio, perchè scava errori dappertutto senza seguire la curvatura del vetro).

    Finchè sei solo in lucidatura, la cosa può essere comunque istruttiva anche se poco efficiente, ma (tolto lo scassamento di “cotiledoni”) poco dannosa.

    CONSIGLIO:
    Tuttavia regolati che per l’inizio della parabolizzazione, e per fare i test Ronchi e Foucault, è consigliabile trovare un luogo in cui lavorare a temperatura ambiente il più costante possibile… Cioè piuttosto in cantina o in seminterrato…o in altra stagione. Perchè arrivando in parabolizzazione, dove le tolleranze si restringono via via fino a 68.75 nanometri, non riusciresti a capire nulla di quel che accade, nè dei tempi di applicazione delle necessarie correzioni, e questo nonoxstante il buo adattamento, a causa della sola variabilità della temperatura sulla pece (causata da quella dell’ambiente).

    #10339
    Stefanosky
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    Grazie mille Giulio, ottimi consigli… fortunatamente mi è venuto spontaneo lavorare già spingendo e tirando il solo bordo dello specchio, toccando meno superficie possibile, questo per abituarmi a non scaldare con le dità zone di vetro vicine alla faccia.
    Un piccolo suggerimento per chi vuole aprire i canali utilizzando un saldatore (o metodi similari tramite fusione).
    Ho imparato che mascherando con del nastro carta la pece, delimitando i canali da aprire, viene un lavoro molto pulito e preciso, la pece non si sporca o deforma come invece era successo la prima volta con conseguente difficoltà a far riprendere contatto alla superificie.
    Praticamente si nastrano delle strisce verticali lasciando gli spazi dei canali desiderati scoperti, poi si mette l’utensile quasi in verticale con sotto un contenitore dove si farà colare la pece scaricata. Si parte dal basso e si iniziano a sciogliere i canali mano a mano salendo verso la metà dell’utensile. Si parte dal basso in modo che la pece che si scioglie a monte trovi già il canale di scolo libero e non prenda strade non desiderate. Per non dover far fare troppa strada alla pece più in alto ho trovato utile arrivare fino a metà utensile, poi girarlo di 180° e completare l’altra metà.
    Togliere il nastro, posizionare nuove strisce a 90° e fare le medesime operazioni per ottenere la griglia.
    Devo ricredermi su questo metodo, sbagliavo l’approccio. Segnare semplicemente i canali con la pressione di uno strumento a V vuol dire spostare la pece da un posto all’altro senza rimuoverla con la conseguenza che si deforma maggiormente la figura dell’utensile e soprattutto che la tendenza dei canali a richiudersi sia maggiore. Rimuovendo invece il materiale dai canali questi problemi non si hanno e anche la fase di adattamento è praticamente immediata.

    pitch_lap

    #10340
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    Giulio Tiberini
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    Ottime dritte istruttive per tutti!

    #10341
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    GiM
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    I miei più vivi complimenti. :yahoo:
    Un utensile veramente bello a vedersi e son sicuro funzionale allo scopo :good:

    #10342
    Stefanosky
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    Grazie ragazzi, per adesso sono soddisfatto dei progressi. Inizio a capire sempre più cose e questo è soprattutto merito vostro e di San Giulio che mi riempie di materiale stra utile.
    Stasera dopo qualche ora di lucidatura ho potuto finalmente misurare la focale reale dello specchio. Togliendo la lente da un puntatore laser fissato su un supporto e direzionandolo verso lo specchio ho cercato di individuare con precisione il fuoco di ritorno e di conseguenza il raggio di curvatura che è risultato essere 3608 mm.
    Quindi al momento la focale di 1804 mm risulta essere in linea con l’obbiettivo iniziale di ottenere un rapporto F/6.
    Nei prossimi giorni mi concentrerò sulla costruzione di un supporto specchio e del setup per eseguire i test di Ronchi e Foucault.
    Anzi, qualcuno sa dove reperire uno specchietto semi riflettente? Vorrei costruire un banco di prova piuttosto preciso cosi da poterlo utilizzare al meglio anche con specchi più “veloci” (mmm… si, ho il dubbio che continuerò la mia carriera da grattavetrista B-) ).
    Il reticolo di Ronchi devo ancora vedere come crearlo perchè non ho stampanti laser precise a disposizione e con il filo da pesca mi risulta un pò macchinoso.
    Ho trovato uno shop americano che ha veramente tutto quello che mi servirebbe (il famoso edmund optics) ma ha prezzi allucinanti e in più essendo in america tempi, costi, dogana mi spaventano un pò. Se avete altre opzioni sono tutto orecchie :bye:

    #10343
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    Giulio Tiberini
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    Ciao Stefano
    Credo che la soluzione fai da te che possa dare un risultato quasi professionale, anche se un poco laboriosa ( e arcaica), potrebbe essere quella oggi meno facile ma non impossibile, di usare come reticolo di Ronchi, il negativo fotografico di una foto fatta con macchina a pellicola, a un foglio di cartoncino A3 bianco, riempito per la sua larghezza 420mm con 210 righe verticali nere fatte con pennarello a punta di 1mm intervallate da uno spazio bianco pure largo un millimetro.

    Zoomando con la macchina a riempire il fotogramma si otterrebbe un negativo (ad esempio in formato 24x36mm ovvero un tempo chiamato “formato 135”) con circa 5,8 linee al millimetro…che da 5 in poi sono sufficienti per la bisogna.

    In alternativa potresti pure fotografare con la stessa macchina la immagine del reticolo a corredo del libro di Ferioli (“Appunti di ottica astronomica”) che ti ho inviato come immagine scannerizzata a 1200 linee per pollice, magari proiettandola su uno schermo o sul video di un TV, per vedere cosa ne esce.

    #10346
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    Giulio Tiberini
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    Ciao Stefano. A supporto dell’eventuale esperimento di fotografia di cui sopra, qualora fosse nelle tue possibilità ed interesse, ti mando via e-mail il mio seguente documento pdf, che è in formato A3 (420x297mm) con disegnato un reticolo con passo di 1mm.

    In altre parole, il foglio contiene 210 linee bienche e nere verticali disposte sulla sua larghezza di 420mm, e la sua immagine potrebbe essere proiettata o visualizzata su un TV o monitor ad alta definizione per essere fotografata con una macchina analogica, meglio (ma non indispensabile), se con pellicola in bianco e nero.

    Se la pagina venisse fotografata in modo da zoomare e riempire la larghezza di un fotogramma formato 135, cioè da 36mm di larghezza per 24 di altezza, la negativa che ne risulterebbe sarebbe direttamente utilizzabile come reticolo, perchè avrebbe le 210 linee concentrate su 36mm, ovvero un passo di (210/36=) 5.8 linee al millimetro, e potrebbe essere montata su un telaietto da diapositiva per usarla come buonissimo e ben definito Reticolo di Ronchi.

    https://www.grattavetro.it/wp-content/uploads/2017/09/RonchiGrating5linee-mm2-Model-1.pdf

    #10349
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    GiM
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    Ciao
    Credo che la soluzione più semplice, più veloce e meno costosa per avere il reticolo resti comunque la stampa con una laser chiedendo il favore a qualcuno che la possiede. In alternativa potresti stamparlo con una getto di inchiostro in grado di stampare foto ad alta risoluzione, si ottengono reticoli di qualità inferiore ma pur sempre utilizzabili allo scopo. Ho avuto modo di stamparli in entrambe i modi sistemando poi un rettangolino di opportune dimensioni su un supporto per diapositive, i risultati ottenuti sono comunque soddisfacenti in entrambe i casi. E’ evidente che meno precisa è la stampa tanto meno nette appariranno le righe che appariranno sull’immagine del Ronchi, inducendo chi osserva a dubitare che lo specchio abbia una superficie rugosa, ma detta eventuale rugosità è meglio valutarla con la lama di Foucault. Detto questo credo ti converrebbe fare perlomeno un tentativo e valutare il risultato ottenuto.
    Un’ultima raccomandazione, i lucidi per la stampa con le laser e quelli per le stampanti a getto di inchiostro sono diversi ed incompatibili fra loro. Quelli per le inkjet hanno una delle due superfici leggermente rugose in modo da permettere l’assorbimento dell’inchiostro. Questi fogli usati sulle laser tendono a sciogliersi e ad incollarsi sul rullo di stampa (grosso guaio). :negative:
    Quelli per le laser hanno le superfici perfettamente lisce e se vengono usati sulle inkjet non assorbono l’inchiostro che andrebbe a spargersi rovinando la stampa, eventualmente perciò in cartoleria dovrai chiedere i lucidi appropriati. Per ottenere il disegno delle linee puoi utilizzare un apposito programmino (di cui ora mi sfugge il nome) scaricabile dalla rete e che ti permette di stampare il numero di linee per millimetro che preferisci. :good:

    #10350
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    Giulio Tiberini
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    Non è il massimo ma credo sia il miglior surrogato e il più economico modo per rendere un normale vetro in forma di specchio semiriflettente:
    https://www.amazon.it/AERZETIX-pellicola-colorata-finestra-specchio/dp/B00F4PHX92/ref=cm_cr_arp_d_product_top?ie=UTF8

    Io anni fa feci sostituire i vetri della enorme vetrata del mio ufficio con vetro semitrasparente che allora si chiamava “Mirrophen”, e ne ho conservato un pezzo che ho tagliato ed utilizzato per vari esperimenti.
    Ma quel tipo di vetro aveva un delicato rivestimento sulla faccia esterna, tanto che il maschio delle cince che venivano in coppie assiene ad altri uccelli a mangiare il becchime che io mettevo loro sul davanzale, aggrediva la sua immagine riflessa a colpi di speroni credendolo un avverario, col risultato di rigare il fragile rivestimento.
    :heart: http://www.trekportal.it/coelestis/archive/index.php/t-57792.html

    #10353
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    Giulio Tiberini
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    Ho visto che sono in vendita indifferentemente a 7,5 dollari l’uno, vari reticoli di Ronchi su foglio plastico trasparente da 44x38mm, con densità che va da 2 linee per millimetro a 7,8 linee per millimetro qui: http://www.willbell.com/ATMSupplies/ATM_Supplies.htm (scorrere fino in fondo alla pagina)

    Essendo spedibili con una semplice busta non dovrebbero avere costi di spedizione ne di dogana insensati.

    #10354
    Stefanosky
    Stefanosky
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    Grazie dei suggerimenti ragazzi, alla fine ho scelto di provare ad acquistare dal sito che mi ha passato Giulio un paio di griglie, una da 125 lp/inch ovvero 4,92 linee per mm e una da 200 lp/inch che corrispondono a 7,87 linee per mm. Per una ventina di euro inclusa la spedizione si può provare :-)
    Da qualche parte per casa una reflex a pellicola dovrei averla, ma anche la ritrovassi mi sembra un pò troppo macchinoso al giorno d’oggi… nonostante sia un metodo qualitativamente efficente non lo è per tutta la trafila di acquisto rullino, fotografia modello, sviluppo ecc
    Intanto io continuo a lucidare e speriamo non ci mettano anni ad arrivare!

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