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Questo argomento contiene 56 risposte, ha 7 partecipanti, ed è stato aggiornato da Avatar Giulio Tiberini 2 anni, 10 mesi fa.

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  • #10126
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    marco95
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    Ok, ho rivisto e mi sono accorto di aver messo il diametro dello specchio al posto del raggio :negative:

    #10181
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    marco95
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    Di nuovo ciao a tutti! :bye:
    Sono finalmente riuscito a finire alcuni calcoli agli elementi finiti per quanto riguarda il blank, sono arrivato alla conclusione che un blank di 400mm di 10mm di spessore supportato dal “disegno” posteriore spesso 20mm è strutturalmente molto buono…voi come lo vedete? Cioè sapendo che devo scavare una freccia di poco più di 5mm sulla lastra dove la parte piena è spessa 10mm, secondo voi è troppo “pericoloso”?

    #10185
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    Giulio Tiberini
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    Personalmente trovo molto difficile valutare il rischio di instabilità comunque abbastanza elevato, perchè “a naso”, direi che essendo lo specchio il risultato di una fusione con struttura non semplice, ci saranno immancabilmente delle tensioni residue interne (forse anche visibili in luce polarizzata) che andrebbero eliminate con qualche forma di distenione dal risultato magari non perfetto, pena la cattiva risposta della stabilità dopo lo scavo della freccia. Per evitare rischi io precauzionalmente aumenterei quello spessore iniziale a 15 o 20mm in modo che dopo lo scavo rimanga uno spessore maggiore, oppure confiderei nella distensione ed accetterei la sfida, sperando che non fiventi sfiga.

    Ma credo che Mirco o Massimo possano essere più attendibili di me.

    #10188
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    marco95
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    Ecco, a proposito delle tensioni residue, ci sono 2 strade: la prima è cercare di far seguire al blank una certa curva di temperatura durante il raffreddamento; il processo però dura circa 40 ore…
    La seconda consiste nell’effettuare la vetrofusione e lasciar raffreddare normalmente, successivamente effettuare una ricottura, il processo è molto più rapido (sono 30 minuti a T di ricottura seguito da un raffreddamento di circa 30-50gradi/ora fino a T ambiente) e, a quanto mi è stato detto, dovrebbe eliminare qualsiasi tipo di tensione

    #10189
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    Giulio Tiberini
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    Per verificare la presenza di contrazioni all’interno di un blank, c’è il metodo de critto in questo articolo molto interessante:
    http://strock.pi.r2.3.14159.free.fr/Ast/Art/Tension.html

    Ma è possibile vedere la presenza di importanti tensioni interne, già indossando occhiali da sole con lenti polarizzate.
    Infatti, se non ci hai mai fatto caso, prova a indossare occhiali con lenti polarizzate (come quelli migliori da Sole, o quelli trasparenti che si indossano per vedere i film in 3 dimensioni), e poi guardare un vetro temprato come qualsiasi vetro dell’auto ad esclusione del parabrezza (che oggi non viene più temprato)…e vedrai netta la trama scura, o iridescente a seconda della incidenza della luce, delle contrazioni a forma di reticolo, che tiene insieme il vetro per compressione.

    #10191
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    marco95
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    Articolo interessante! Ok penso che terrò la parte piena a 15mm, dopo aver fatto la fusione controllerò se ci sono tensioni e in base al risultato vedrò se fare ricottura o meno…l’ultimo problema da risolvere quindi è trovare il forno :cry:

    #10192
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    Giulio Tiberini
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    Credo che la tua sia la scelta giusta :good: :good:

    #10204
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    marco95
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    Buongiorno!
    a breve comincerò con la creazione dello stampo e volevo essere sicuro di una cosa…
    su guiplop bisogna inserire le misure dello specchio secondario per avere misure precise dei diametri sulla quale si trovano i pivot di sostegno. Mi sono informato e alla fine dei conti è venuto fuori che l’asse minore deve essere di circa 90mm (leggermente sovradimensionato). Quello che mi chiedo è se l’altezza dei focheggiatori è più o meno standard o se c’è qualche modo per dimensionare lo specchio che va bene per la maggior parte di essi

    #10205
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    Giulio Tiberini
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    L’altezza dei focheggiatori per i telescopi riflettori oggi come oggi non varia più di molto nelle varie marche di fabbricazione, essendo ormai tutti a “basso profilo”, cioè molto compatti, sia che essi siano del tipo “pignone e cremagliera” che elicoidale. La compattezza è demandata dalla necessità di contenere la distanza del centro del campo di piena luce sabilito per l’oculare (o per la camera CCD), dall’asse ottico dello specchio primario, e con essa determinare il diametro utile dello specchio secondario, e il diametro della cassa che conterrà il secondario.

    Il tutto al fine di minimizzare l’ostruzione del telescopio, che penalizza il contrasto delle immagini, a causa dello spostamento di luce dalla tacca di diffrazione ai primi anelli di essa. Aumento di luce negli anelli della tacca di diffrazione che notoriamente diminuisce la puntiformità stallare e quindi il contrasto dello strrumento..

    In genere la distanza dalla base di fissaggio dei focheggiatori al punto in cui verrebbero a trovarsi i diaframmi di campo degli oculari è di circa 10 o 15mm, a cui va agiunta la loro corsa di focheggiatura che normalmente è compresa nei 35mm, sempree per il motivo anzidetto.

    E’ però diverso il modo normale di approccio al dimensionamento dello specchio secondario. e di tutti i parametri citati che sono ad esso collegati.

    On-line esistono molti programmini che calcolano la dimensione del secondario ad insaputa dell’utilizzatore, il quale introduce i dati per leggere un risultato che deve accettare in modo acritico.

    Di solito invece, il corretto dimensionamento progettuale di un telescopio del quale sia stato definito il diametro e il rapporto focale dello specchio primario, prosegue col calcolare il campo di piena luce desiderato per lo strumento, la cui ampiezza sarà in funzione del diametro degli oculari che verranno utilizzati, o dell’ampiezza del campo della camera CCD; La quale ampiezza deve poi essere riportata su un disegno in scala, da cui si renderanno misurabili tutte le dimesioni costruttive di cui sopra, tenendo conto che se si abbonda in qualsiasi dimensione, si abbonda purtroppo anche nella penalizzazione data dalla ostruzione…e per favorire il contrasto (o l”alta definizione”..come si dice oggi) è sempre meglio deficere che abbondare.

    ./. segue

    #10214
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    Giulio Tiberini
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    Seguito dal post precedente:

    Adesso ti do da studiare per bene (perchè un secondario da 90mm mi sembra molto sovradimensionato) :yahoo: :yahoo: :yahoo: :

    Il calcolo delle dimensioni di un secondario parte dal calcolo del campo di piena luce desiderato (dal quale derivano anche TUTTE le dimensioni costruttive di un telescopio di cui si è gia scelto il diametro di obiettivo e la lunghezza focale) e sta nel ragionamento che segue, che provo a fare aiutandomi allegando due viste ingrandite delle parti importanti e il relativo insieme in un apposito disegnino CAD.

    Una stella puntiforme posta all’infinito sull’asse di un telescopio 400F5, forma con uno specchio dato un cono di luce che ha per base il bordo del primario e come vertice il fuoco alla distanza F5 (cioè 400×5=) 2000mm (linee del cono in verde nel disegnino seguente)

    La freccia che devi scavare sul tuo primario avrà una profondità di (DxD/16*F) = (400×400)/(16*2000)= 5mm.
    Da questo punto centrale che sta al fondo della gola della curvatura dello specchio primario, innalzi la tua verticale lunga 2000mm che porta al fuoco, (linea verticale tratto-punto).

    Se tu desideri imporre un campo di piena luce di 28mm (che è proprio il limite massimo per oculari con diametro di barilotto 31,7mm) devi immaginare un disco di tale diametro 28mm situato in cima alla tua verticale di 2000mm (lineetta orizzontale in rosso e quotata in rosso)

    Il raggio di tale disco è (28/2)=14mm, e tale raggio corrisponde a un’apertura del cono di luce pari a: (Arcotangente di 14/2000)= 0.4 gradi per parte….(vedi disegno dove 84,68° è l’angolo blu del cono del campo di piena luce, mentre 84,28 è quello verde della focale puntiforme; per cui 84,68-84,28)=0,4°per parte, il che significherà avere un campo visivo pienamente illuminato che abbraccerà 0,8 gradi di cielo).

    Se supponi di deviare all’oculare un tale disco (lineetta rossa da 28mm) a una distanza dal vertice del fuoco sull’asse del telescopio, di 215 (distanza derivata dal dare un diametro interno alla secondary cage pari al diametro specchio più circa un centesimo della lunghezza focale, cioè diciamo 30mm, come di norma si fa per tenere conto della divergenza del fascio di luce captato dallo specchio parabolico), ne deriva che lo specchio secondario necessario avrà il lato maggiore della sua ellisse di lunghezza pari a 101,13mm , e quindi il suo lato minore sarà di (101,13* radice di 2)= (101,13*0,707)= leggermente maggiore di 71,5mm.
    Ma siccome gli specchi piani possono presentare il loro peggior difetto di planarità proprio lungo il loro bordo, è normalmente precauzionale non utilizzare il bordo dello specchio ma prenderne uno che sia leggermente maggiore e pari alla prima misura commerciale superiore, che in questo caso potrebbe essere 75mm.

    CLICCARE SUL LINK DIRETTO PER VEDERE IL DISEGNO ASSAI PIU’ INGRANDITO DELLA SUA ANTEPRIMA

    [/url]

    diretto:
    https://s11.postimg.cc/5yjaa3103/Dimensionam_Secondario_400_F5.jpg

    [/url]

    diretto:
    https://s1.postimg.cc/hlezwqlb3/Zona_primario_400_F5.jpg

    [/url]

    diretto:
    https://s2.postimg.cc/t0clvgw09/Vista_Zona_secondario_400f5.jpg

    #10219
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    Giulio Tiberini
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    Mi accorgo che ho commesso un errore nel disegno CAD, portando il fuoco all’oculare a distanza dall’asse si 230mm anzichè i 215 che ho indicato nel testo, per cui il secondario giusto sarebbe ancora leggermente più piccolo di quanto indicato. :unsure:

    Il ragionamento guida generale non cambia, ma chiedo scusa dell’inconveniente numerico :unsure: .

    #10221
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    marco95
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    finalmente, ti ringrazio! era già da un po che cercavo di fare i conti con questo fantomatico “campo di piena luce”, ho cercato su diversi forum, ma nessuno aveva mai spiegato che andava IMPOSTO in base all’oculare utilizzato. esempio di come un dettaglio possa aprirti il mondo :yahoo:
    Comunque Giulio ti vorrei consigliare di mettere questo articolo o uno simile (ovviamente tempo permettendo) nella sezione “progetti e dimensionamento” perché trovo sia estremamente utile e non mi sembra di averlo visto qui :good:

    #10222
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    Giulio Tiberini
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    Grazie Marco.

    Da un po’ ho infatti una bozza di un tale articolo da terminare, dove si prevedono due diverse ipotesi di partenza: Una imponendo una precisa larghezza del campo in mm, derivata per esempio direttamente dal FOV di un oculare, ed una supponendo di voler vedere contemporaneamente due oggetti separati da un certo angolo, come ad esempio due galassie o una stella doppia.

    Ci lavorerò dopo le vacanze.

    #10225
    Massimo Marconi
    Massimo Marconi
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    Lo studio del CPL è un argomento interessante descritto ottimamente da Giulio. Io aggiungerei anche un altro aspetto, quello delle aberrazioni tipiche dello schema ottico in questione, in altre parole il “campo corretto” , la zona sul piano focale intorno all’asse ottico entro la quale le aberrazioni sono “accettabili” e non deteriorano la qualità dell’immagine.

    Questo parametro andrebbe considerato nel dimensionamento del CPL per poter ottimizzare tutto il sistema.
    Un Newton F4 non ha lo stesso campo corretto di un F6 o di un qualunque altro schema ottico di pari apertura .
    Quindi in un determinato schema ottico, un certo valore di CPL potrebbe essere funzionale anche per il campo corretto, mentre per altri potrebbe non esserlo.

    Ad esempio il capo corretto ( o presunto tale ) un Newton 300 F4 non potrà mai arrivare ad un estensione di 25 mm sul piano focale senza mostrare una coma devastante ai bordi di tale campo, per cui non sarebbe conveniente dimensionale il CPL con questo valore in quanto non verrebbe sfruttato.

    E se questo aspetto può non essere determinante nell’osservazione visuale, diventa di fondamentale importanza nella fotografia.

    Un aiuto alla completa progettazione del CPL, può venire dal calcolo e dalla simulazione delle aberrazioni a seconda dello schema utilizzato con un software di optical design, in modo da verificare cosa dovremmo aspettarci di vedere per un determinato CPL sul piano focale.

    #10230
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    marco95
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    Devo dire che il “cielo” è sempre stata una forte attrazione e più e più volte mi è balenata l’idea di costruirmi uno strumento per osservarlo, ma più entro nei dettagli e più mi accorgo che è veramente complesso costruirne uno che presenti il minor numero di difetti/aberrazioni possibili…esce sempre qualcosa di nuovo da sapere e se prima mi sentivo abbastanza ignorante, ora a sentire parlare di tutti questi campi ecc mi sento proprio l’Ignoranza in persona :negative:

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