Traliccio del Telescopio Dobson… e dintorni

SOLIDITA’ = PREROGATIVA INDISPENSABILE DEL TRALICCIO

La necessità di avere compattezza nella trasportabilità dei telescopi Dobson (caratterizzati da una montatura genialmente ridotta all’essenziale nonostante la grande apertura dello specchio primario Newton) ha fatto si che il tubo ottico di tali strumenti, dovendo ovviamente avere un diametro maggiore dell’apertura dello specchio primario Newton contenuto, potesse essere sostituito (per ragioni di trasportabilità ed ingombro), da un “tubo virtuale” a forma di traliccio cilindrico, generalmente composto da n. 8 tubi semplici di alluminio del cui dimensionamento parliamo più oltre nel capitolo apposito.

Tralicci per Dobson               (cliccare sulle immagini per ingrandire)

Ovviamente la solidità del tubo ottico “monolitico” vero e proprio, doveva essere LA PREROGATIVA costruttiva indispensabile da riprodurre tale e quale, nelle caratteristiche del traliccio, nell’arduo compito di collegare, rigidamente unite sul perfetto asse ottico, le due estreme parti ottiche del telescopio (cioè la cassa dello specchio primario, che sta in basso; e la cassa dello specchio secondario e focheggiatore, che sta in alto).

Tali parti collegate a reciproca precisa distanza devono permettere la messa a fuoco con i nostri oculari inseriti nel focheggiatore, senza consentire flessioni che distoglierebbero i componenti del telescopio dalla loro rettilinea appartenenza all’asse ottico dello strumento.

LE SOLUZIONI TECNICHE DELLA PRODUZIONE DI TELESCOPI DOBSON DI GRANDE SERIE

Il mercato dei telescopi tipo Dobson di grande serie ci ha abituati a tipologie costruttive di validità buona per gli strumenti nuovi,  ma via via scadente nel tempo.

In primo luogo l’uso del truciolato di legno (anche se “nobilitato” con laminati plastici) per costruire una economica struttura di grande serie,  presenta parecchi difetti, fra i quali un peso spropositato nei confronti del semplice ma leggero e robusto (e più costoso) materiale composito costituito dal legno multistrato, anche di semplice pioppo.

Inoltre il truciolato, pur se nobilitato, è noto far registrare per sua natura un sensibile assorbimento della umidità che (sommato al fatto che non è un materiale stratificato, e pertanto non è robusto come un composito), porta nel tempo la struttura incontro a indesiderate deformazioni che, se non affrontate con opportune manutenzioni straordinarie, riducono la manovrabilità e la buona utilizzazione dello strumento.

Quella struttura del Dobson di grande serie, ha l’apparenza di un mobile domestico. Ma contrariamente ai luoghi confortevoli dove passano la loro vita i mobili domestici, il telscopio dobson vivrà la sua esistenza stazionando in luoghi di osservazione freddi e umidi, o venendo conservato in locali di sgombero con microclima molto diverso dal comfort cui è soggetta “a vita” la normale mobilia domestica.

In seconda battuta, le necessità economiche industriali di quel tipo di produzione che deve contenere i costi, privilegiano spesso, anche nelle costruzioni del tubo ottico a traliccio, una semplicità costruttiva non sempre all’altezza delle necessarie caratteristiche di rigidità a flessione.

Fanno parte di questa categoria i tralicci costituiti da soli quattro tubi perimetrali dritti, i quali nella variabile inclinazione del “tubo ottico virtuale” attuata per la normale osservazione degli oggetti astronomici che si trovano fra lo zenit e l’orizzonte, non oppongono la massima inerzia alla sollecitazione di flessione crescente con il crescere della inclinazione del telescopio, a meno di un notevole sovradimensionamento strutturale, che comporta un aumento del peso del trelescopio.

A peggiorare le prestazioni concorrono anche le estremità di ancoraggio dei tralicci, quando esse, (sempre per ragioni di “economia aziendale”), vengono semplicemente ottenute per  schiacciamento in forma di piattina dell’estremità del tubo.
In tal caso si ottengono i famigerati “crushed poles” che trasformano l’elevato momento di inerzia a flessione di un tubo metallico, nell’infimo Momento di inerzia a flessione di una piattina. Perdendo con ciò, il beneficio della rigidità fornita dall’elevato momento di inerzia proprio delle sezioni tubolari, per la costruzione del traliccio.

Questi due esempi negativi sono molto semplici da realizzare a bassissimo costo. Ma per poter competere adeguatamente con un omologo sistema di traliccio “STRALLATO”, necessitano di un sovra dimensionamento meccanico importante. 

Tale sovra dimensionamento meccanico (quando attuato), si ripercuote sul peso del telescopio, peggiorandone la movimentazione e il suo trasporto ai siti di osservazione.

Purtroppo spesso quel sovra dimensionamento non è nemmeno attuato. Quindi quel tipo di telescopio a maggior ragione soffrirà degli indesiderabili disallineamenti delle ottiche che riscontriamo con la mancata tenuta della collimazione.

IL TIPO DI TRALICCIO MIGLIORE

La soluzione tecnica migliore per la rigidità del traliccio è data dalla forma “Strallata” a 6 oppure a 8 tubi.

Traliccio 6 tubi

Un traliccio a 6 tubi unisce due circonferenze con coppie di tubi fissati a distanza di 120°. Analogamente, un traliccio a 8 tubi unirebbe le due circonferenze con coppie di tubi fissati a distanza di 90°

Col termine di “strallo” (mutuato dal gergo marinaresco), si intende in meccanica un tirante inclinato che funge da “controvento”. Ovvero un tirante che rafforza una struttura a scopo di irrigidirla e stabilizzarla rispetto a forze tendono a fletterla nel verso opposto.

Nel traliccio strallato di un telescopio, ogni tubo inclinato componente il perimetro del traliccio stesso, oltre a presentare una propria grande inerzia dovuta alla sua sezione tonda, costituisce anche un tirante in grado di neutralizzare le sollecitazioni a flessione agenti nel verso opposto sugli  altri tubi.

Perciò la sezione tonda del cilindro costituente la struttura del traliccio, oltre a simulare il tubo del telescopio, diviene un tutt’uno meccanico, in cui le sollecitazioni di flessione in qualsiasi direzione esse vengano esercitate, sono neutralizzate dal tubo-tirante ancorato in senso opposto a quella forza.

L’unica sollecitazione a cui questa configurazione rimarrebbe sensibile è la compressione o la trazione lungo l’asse centrale. Ma in un telescopio non vi è trazione, e la compressione è data dal modesto peso della cassa del secondario completamente attrezzata.

I MORSETTI DI FISSAGGIO DEL TRALICCIO

Di solito, e per semplicità costruttiva, le casse degli specchi primari dei dobson autocostruiti sono cubiche, mentre le casse dello specchio secondario sono cilindriche.

Quindi il collegamento del traliccio avviene fra la circonferenza che sta alla base della cassa del secondario, e il quadrato che costituisce il perimetro della cassa dello specchio primario.

La circonferenza di base della cassa del secondario si presta ad un semplice fissaggio dei tubi del traliccio, uniti a coppie. Ma alla cassa quadrata del primario, per semplicità, è necessario prevedere tanti morsetti quanti sono i tubi del traliccio.

Esiste comunque la possibilità che la cassa del primario sia cilindrica come la cassa del secondario.

In questo caso gli estremi di collegamento del traliccio sono due circonferenze, ed è quindi possibile prevedere, sia sull’una che sull’altra circonferenza, il fissaggio a coppie dei tubi del traliccio.

Il collegamento dei tubi alle due casse di estremità del telescopio deve essere concepito in modo da possedere le seguenti caratteristiche, che sono di fatto determinate dalla qualità dei morsetti di fissaggio del traliccio:

1) Fornire una guida ai singoli tubi secondo la loro inclinazione, in modo da agevolare il montaggio veloce del telescopio da parte di una sola persona.
2) Essere di tipo semplice per agevolare l’operazione di montaggio che si svolge quasi sempre al buio.
3) Possedere una robustezza adeguata per non vanificare la resistenza intrinseca della costruzione strallata (cioè come già detto, evitare se possibile gli ancoraggi dei tubi schiacciati e ridotti a piattina).

La caratteristica di cui al n. 1, della guida dei tubi secondo la loro inclinazione, è importante per la comodità di montaggio, e può essere conseguita in modi diversi:

-Uno di questi modi è dato dal fatto che i singoli tubi vengono inseriti in morsetti orientati e costruiti con tratti di tubo di diametro leggermente maggiore ed pertanto in grado di accogliere e guidare le estremità inferiori del traliccio.

Morsetti del traliccio che guidano i tubi

I morsetti sono posti sul perimetro della cassa dello specchio primario, fissati orientati e inclinati del tanto che serve a far convergere le coppie di tiranti adiacenti nel punto comune di attacco posto alla base della alla cassa del secondario.

VARIAZIONI PROGETTUALI PER SEMPLIFICARE IL MONTAGGIO DEL TRALICCIO

Un altro modo di ottenere lo stesso orientamento univoco dei tubi del traliccio in fase di montaggio del telescopio, consiste nell’accoppiare gli 8 tubi a due a due in 4 gruppi, in modo snodato divaricabile all’estremo superiore.

Tipo di traliccio in coppie di tubi divaricabili

Le 8 sezioni del traliccio saranno quindi trasformate in 4 coppie di tubi uniti in una estremità a formare la lettera V, per mezzo del loro fissaggio non bloccante ad uno spezzone di angolare di alluminio.

Il fissaggio non bloccante è ottenuto con dadi autobloccanti chiusi senza gioco di contatto, ma in modo da permettere un movimento “pastoso” dei due tubi. Questo serve a variare manualmente l’ampiezza dell’angolo compreso nella lettera V, per poterlo aprire fino a conseguire l’inserimento del foro di fissaggio praticanto all’estremo inferiore di ciascuno dei due tubi, sul proprio relativo bullone sporgente dalla cassa del primario.

Un indubbio vantaggio conseguibile con questo sistema, è che non servono più i costosi (se acquistati)  n.8 morsetti di fissaggio inferiore dei tubi alla cassa del primario, ma sono sufficienti n.8 semplici bulloni sporgenti da essa.

Ma il movimento “pastoso” dei due tubi serve anche a fine serata di osservazione, in fase di smontaggio del traliccio, per poter chiudere a zero l’angolo di ogni coppia di tubi, per un agevole trasporto.

Un altro grande vantaggio è fornito dai sopra nominati n.4 spezzoni di angolare che uniscono le n.4 coppie di tubi del traliccio. Essi infatti forniscono automaticamente una base di appoggio perfettamente ortogonale all’asse ottico per il cerchio di base della cassa del secondario, che vi può essere appoggiata sopra e fissata a quattro bulloni sporgenti dal centro dei quattro angolari.

Infatti, avvitando i relativi quattro pomelli di fissaggio, la base della cassa del secondario obbligherà automaticamente le aste del traliccio a disporsi in modo da presentare quel piano di appoggio esattamente ortogonale all’asse ottico (ovviamente salvo grossolani errori di foratura per la installazione dei quattro bulloni che fissano i tubi del traliccio alla base della cassa del primario).

Piani di appoggio alla cassa del secondario forniti dal traliccio a coppie di tubi

Certamente un ulteriore metodo di semplificazione del montaggio del telescopio “sul campo” (complicando però un poco la costruzione del traliccio stesso) consiste nell’estendere il principio dell’unione a coppie dei tubi, trasformando l’intero traliccio in un unico oggetto collassabile a “fisarmonica”, da aprire di volta in volta all’ampiezza giusta per la sua installazione, e da richiudere in un unico fascio a fine osservazione.

In questo caso, per una variante del mio telescopio 250F5 a valigetta, ho trovato agevole sostituire i tubi del traliccio (che come da immagine seguente, sono in lunghezza di 102 cm), con coppie di profilati angolari di alluminio lunghi 54 cm, avendo così la possibilità (in caso di necessità) di dimezzare la lunghezza trasportabile del traliccio smontandolo completamente, ma allungando però i tempi di montaggio del telescopio sul campo.

Variante traliccio collassabile

UTILITA’ DEL RENDERE IMPERDIBILI I POMELLI FILETTATI DI FISSAGGIO

L’imperdibilità delle viti di fissaggio (come pure l’evitare il loro precipitare sul primario) è una comodità importante visto che il montaggio del telescopio è attività svolta in notturna, sul posto di osservazione.

Ad essere resi imperdibili si prestano i pomelli ciechi filettati femmina. Nel mio caso provvedo a praticare un foro passante diametro 1,5 mm al centro della manopola del pomello, cioè in quella posizione che coincide all’opposto con il centro del foro filettato.

In quel piccolo foro faccio passare un filo di nylon da “pesca d’altura” diametro 1 mm, (oppure da piccolo decespugliatore), dopodichè, per mezzo di un accendino, fondo l’estremità del filo un una pallina di nylon appena più grande del foro da 1,5 mm che impedisce al pomello di sfilarsi.

L’altro capo del filo di nylon deve poi essere fissato alla struttura del telescopio pizzicandolo sotto la testa del bullone su cui sarà avvitato il pomello, oppure pizzicandolo sotto una vite di fermo apposita.

Il risultato sarà che la pallina di nylon concentrica alla filettatura, lascia libera la possibilità di infinita rotazione del pomello, ed essendo alloggiata all’estremo di un foro filettato, a sua volta in origine praticato con una punta da trapano, si ritrova anche a vite chiusa, ad occupare una cavità conica vuota, che non disturba in alcun modo il collegamento meccanico e non rovina la pallina di nylon.

POMELLI

460 buono pomelli Q18 DSCN0488

Tipi di POMELLI CIECHI FILETTATI FEMMINA. Praticando un foro da 1,5 mm al centro della bussola filettata di ottone, ed inserendo un grosso filo da pesca in nylon, di rende l’oggetto imperdibile fondendo l’estremo del filo in una pallina (vedi pomello a destra)

DIMENSIONAMENTO DEI TUBI DEL TRALICCIO

In meccanica, maggiore è il diametro dei tubi del traliccio, e maggiore è il loro “Momento di inerzia a flessione”.

Il Momento di inerzia a flessione, detto in poverissime parole, misura l’attitudine di un corpo più o meno caricato, a mantenere INERTE la sua flessione quando venga sollecitato da una rotazione del suo assetto.

Da ciò deriva che risultano maggiormente rigidi i corpi tubolari, ovvero quelli dove la massa del materiale è disposta ad una certa distanza dal baricentro della sezione. E questo fatto gioca anche un ruolo importante nella proporzione ottimale della sezione geometrica del tubo.

Per contrastare le flessioni di un semplice traliccio di telescopio è sufficiente orientarsi verso un semplice tubo di sezione tonda, e una regola empirica tratta dal noto libro “ The dobsonian telescope”, stabilisce che il diametro dei tubo del traliccio sia pari un ottantesimo della lunghezza focale del telescopio; mentre lo spessore può essere scelto fra 1,2 e 1,5 mm.

NOTA: Nel caso del mio telescopio 360F5 ho utilizzato tubo di alluminio diametro 25mm con spessore 1,5 mm; mentre nel dobson 300F6 ho utilizzato tubo diametro 22 mm e spessore 1,2 mm, pari alla misura standard del diametro dei manubri delle biciclette, visto che su quel “lunghissimo” telescopio ho installato un freno di stazionamento a disco, la cui apertura è azionabile da una leva freno ciclistica, che appunto presenta un fissaggio apribile a pinza per installazione su un manubrio diametro 22 mm….e quindi pure sul mio traliccio.

PUNTO DELLA SEQUENZA COSTRUTTIVA DEL DOBSON IN CUI SI INSERISCE IL TRALICCIO

La costruzione di un telescopio Dobson deve partire sempre dal possesso (o meglio dalla costruzione) dello specchio primario del telescopio, di cui, per ragioni ovviamente progettuali, è necessario conoscere la precisa lunghezza focale.

La prima parte da costruire è quindi la cella del primario.

E sempre consigliato realizzare un disegno tecnico dell’intero telescopio su quella precisa lunghezza focale, per verificare eventuali conflitti nelle parti in movimento, e per permettere di procedere velocemente alla costruzione, ed anche nella stima della lunghezza dei tubi del traliccio.

In seconda battuta. i “sacri testi” consigliano la realizzazione della cassa del secondario completa di ogni parte. Come quindi di supporto e specchio secondario, focheggiatore e possibilmente dei due cercatori; ottico (meglio se RACI, ovvereo Right Angle Correct Image 8×50, che fornisce una visione raddrizzata come se guardassimo attraverso ad un binocolo) + red dot, oppure meglio Telrad; oppure ancora meglio il più leggero Rigel Quickfinder.

Solitamente si proseguono i lavori con la costruzione della cassa del primario in seguito ad una verifica approssimata del possibile bilanciamento del “tubo ottico”.

Verifica approssimata e non precisa perchè ancora non conosciamo la lunghezza esatta del traliccio, che ahimè, sarà tagliato alla lunghezza giusta, come ultimo atto della costruzione. Lunghezza giusta perchè deve portare a fuoco “il primo e più critico oculare”, cioè l’oculare del proprio parco, che richiede il maggiore inserimento nel focheggiatore.

La perfetta equilibratura è tuttavia possibile, ed è indispensabile nella costruzione di dobson di tipo alleggerito, costruendo il “tubo” completo di specchi e accessori alla cassa del secondario (cioè di cercatori e oculare), e calcolandone il baricentro con quel carico. Baricentro che sarà il luogo dove dovrà cadere il centro dei due cuscinetti laterali a mezzaluna.

Costruendo un telescopio non alleggerito, cioè di tipo “standard”, ovvero simile all’Obsession, nel rispetto delle proporzioni delle parti indicate nel libro progettuale “The dobsonian telescope”, quella verifica in approssimazione, condurrà tuttavia ad avvicinarsi moltissimo al perfetto equilibrio dello strumento, contando sulla consolidata affidabilità delle migliaia di telescopi costruiti con la guida di quel libro, consapevoli del fatto che i cuscinetti di movimento del tubo, col caratteristico accoppiamento Teflon®-Fòrmica®, forniranno un attrito “pastoso” nell’intorno del punto di equilibrio, in grado di rendere indifferenti variazioni di carico di qualche etto alla cassa del secondario, pur conservando una movibilità priva di alternanze di “scatti e grippaggi”, visto che l’accoppiata di quei due materiali è nota essere esente da “attrito di primo distacco”.

L’approssimazione al bilanciamento è correlata a diversi fattori. Primo, la lunghezza focale del primario. Ed avendo già realizzato i due elementi che costituiscono gli estremi del “tubo ottico”, e quindi conoscendone il peso, diventa facile stimare “sulla carta”  la lunghezza dei tubi del traliccio, e dimensionare il diametro dei cuscinetti laterali a mezzaluna (side bearings).

Il progetto dell’opportuno diametro di quei cuscinetti laterali è importante perchè in grado di centrare e ottimizzare il bilanciamento del telescopio. Pur se magari di tipo “alleggerito”,  cioè con cassa del primario piccola e leggera.

Infatti, all’aumento del diametro dei cuscinetti laterali consegue un tanto maggiore spostamento in avanti del baricentro a bilanciare, quanto maggiore è l’inclinazione raggiunta dal telescopio.

Si procede poi alla costruzione di ogni altra parte del supporto del tubo ottico del telescopio, quale la cassa di supporto della cassa del primario (cioè il cosiddetto  Rocker box), e la piastra di supporto dei tre piedi di appoggio al suolo (detta Ground board).

Completata che sia ogni parte del telescopio, è indispensabile…

RILEVARE LA POSIZIONE DEL FUOCO DEL “PRIMO” OCULARE.

Cioè scoprire quale sarà la “Diastanza” che permette la messa a fuoco da parte dell’oculare  che considereremo “PRIMO” perchè richiede il maggiore inserimento del focheggiatore.

A questo scopo è molto comodo realizzare “una tantum”, una tabellina, misurando i “tiraggi” di messa a fuoco del gruppo di oculari in possesso, con e senza barlow.

LA TABELLINA DEI FUOCHI DEL PARCO OCULARI

La tabellina si concretizza sperimentalmente utilizzando un qualsiasi telescopio (io usai il mio rifrattore 80F5), ed a turno gli si inserisce ogni combinazione oculare-barlow, focalizzando lo stesso soggetto comune, e misurando con un calibro a corsoio la “Distanza” di estrazione della battuta dell’oculare rispetto ad una stessa parte fissa e comune di riferimento posta sul tubo del telescopio.

Si otterrà la gamma delle “Distanze” di fuoco necessarie a contenere le prestazioni di tutti gli oculari presi in considerazione, come ad esempio visibile nella seguente immagine

Posizione dei fuochi del parco oculari

Fuoco del parco oculari

Posizione relativa dei fuochi di un parco oculari. Il focheggiatore tutto inserito è disegnato in verde, mentre la posizione di tutto estratto e in rosso. L’escursione totale del focheggiatore risulta di 38.5mm

Per il taglio della corretta lunghezza dei tubi del traliccio, in questo caso è stato necessario dimensionare il traliccio in modo tale da poter portare a fuoco sul Dobson, il primo oculare di sinistra (Unitron 16mm 82° FOV) mettendolo nella posizione di focheggiatore tutto inserito.

Il taglio dei tubi del traliccio non è una operazione facile da compiere con i mezzi di fortuna del dilettante. Ma con un poco di pazienza e organizzazione ci si riesce.

METODO “VERTICALE

E’ un metodo utilizzabile per telescopi che hanno lunghezze focali fino a circa 1800mm.

Nei  miei esperimenti (non comodissimi) ho proceduto portando di notte all’aperto la base del telescopio “a riposo”, cioè con lo specchio in posizione orizzontale puntante allo zenit, ed una volta inserito nel focheggiatore l’indicato “primo” oculare, a focheggiatore completamente inserito, ho provveduto a tenere manualmente sull’asse ottico la cassa del secondario, mentre guardando nell’oculare cercavo di trovare l’altezza dal suolo che permettesse la vista sommariamente a fuoco di una stella fra quelle visibili in quel momento allo zenit.

NOTA: Ovviamente, per telescopi di lunghezza focale fino a 1800mm, la stella cercata si troverà a fuoco tenendo la cassa del secondario ad una altezza compatibile con quella della persona che movimenta la cassa del secondario. Ed ecco giustificato il motivo per cui questo metodo è applicabile fino a quella lunghezza focale. perchè oltre quella lunghezza occorrerebbe salire su una scala. Ed è quindi più sicuro ricorrere all’omologo metodo ORIZZONTALE.

A quel punto, nel mio caso “verticale” una persona di aiuto misurava la distanza sommaria dal bordo inferiore della cassa del secondario al suolo.

Fatto ciò ho optato per reperire un supporto meccanico che tenesse ferma e sospesa a quella altezza la cassa del secondario, per poter procedere ad una misurazione un poco più precisa della lunghezza delle barre del traliccio, tenendole precauzionalmente maggiorate di 5 o 6 centimetri.

Nei miei vari casi ho potuto sempre utilizzare come supporto meccanico, quattro barre filettate M10, installate a mò di piedi alla base della cassa del secondario, con lo svantaggio della instabilità “ballerina” data dalla grande loro lunghezza, ma col  vantaggio che la loro vite continua, permetteva di regolare la distanza dal suolo (o dal piano di riferimento) con ottima precisione.

(in effetti siccome ogni barra filettata commerciale è lunga solo 1 metro, mi sono procurato dei “dadi lunghi” per collegare di testa due barre filettate raggiungendo la lunghezza desiderata).

Il metodo “verticale” descritto, ha però anche una sua variante omologa orizzontale:

METODO ORIZZONTALE

E’ la variante che “a gusti” può piacere di più, ma è soprattutto valida per telescopi la cui lunghezza focale supera i 1800mm.

Anzichè utilizzare lo specchio primario puntato verso lo zenit, è possibile eseguire la stessa procedura puntandolo verso l’orizzonte.

Ovviamente per fare ciò occorre posizionare la cassa del primario rialzata da suolo in modo che l’asse ottico orizzontale sia ad una altezza dal suolo pari all’altezza degli occhi dell’astrofilo che sta lavorando, con il telescopio a presentare lo specchio in posizione verticale, puntante verso un oggetto posto all’orizzonte.

A questo punto, spostando in orizzontale lungo l’asse ottico la cassa del secondario (legata ad esempio ad un sostegno autonomo, formato di solito da una doppia scala a pioli),  diventa ugualmente facile portare al fuoco del “primo” oculare, l’oggetto all’orizzonte.

Il metodo orizzontale si presta meglio per i telescopi di grande lunghezza focale. caratteristica propria degli specchi primari di grande diametro, per i quali il metodo verticale sarebbe improponibile, non essendo possibile guardare nell’oculare e nel contempo brandeggiare pericolosamente la cassa del secondario ad altezza dal suolo, salendo e scendendo i gradini di una scala.

APPLICATO IL METODO OPPORTUNO,

Ed individuata la lunghezza “precauzionale” degli n.8 tubi del traliccio, diventa facile installarli e poi affinare la lunghezza asportando pazientemente ad essi (uno alla volta e poco alla volta, con un tagliatubo da idraulici), i pochi millimetri di tubo necessari, FINO A RAGGIUNGERE..FINALMENTE…IL FUOCO PER IL PRIMO OCULARE. Operazione che completa la costruzione del Dobson.

Nella figura che più sopra mostra la posizione relativa dei fuochi degli oculari, si nota che, avendo il focheggiatore una corsa massima di 38.5mm, e dimensionando la lunghezza del traliccio in modo tale da far cadere il fuoco del primo oculare, nella posizione desiderata di focheggiatore tutto inserito (posizione a sinistra, occupata dall’oculare Unitron 16mm 82° FOV, coincidente con la freccia di quota in basso a sinistra, che indica l’inizio della corsa di 38,5mm del focheggiatore), rimangono  non utilizzabili perchè eccedenti la corsa di focheggiatura, gli ultimi tre oculari di destra.

Ma iper poterli ugualmente utilizzare, basta non portare il loro barilotto in battuta del focheggiatore, oppure dotare i più “lontani” di un tubetto di prolunga.

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