Posto di lavoro: piano rotante

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Questo argomento contiene 19 risposte, ha 6 partecipanti, ed è stato aggiornato da Avatar Giulio Tiberini 5 anni, 11 mesi fa.

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  • #4536
    deabis
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    Inauguro la lavagna…..
    Allora: ho appena finito di costruire un robusto tavolo da lavoro in garage. Volendo e dovendo, prima o poi, liberare la taverna dal fusto da 200 litri che uso adesso, stavo valutando l’ipotesi di utilizzare una parte del tavolo per installarci un piano rotante (a mano, per ora…..).
    C’è qualcuno che si è costruito qualcosa del genere o che ha visto in rete una realizzazione del genere?
    In termini di spazio, ci starebbe un piano da specchi da max 400mm. Al limite sposto il fusto in garage, ma, dovendolo accostare al muro, mi resta il problema del piano rotante.
    Ipotesi c: spinning machine……modifico radicalmente il mio tavolo da lavoro e ci installo sotto un motore elettrico che muove il piano…….

    #4539
    Massimo Marconi
    Massimo Marconi
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    Mi sembra che Mirco si è costruito il piano rotante, che tuttora utilizza, sarei curioso anche io di sapere come lo ha fatto.

    #4562
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    BARTolomei Mirco
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    Ciao Enrico, ancora qualche anno fa mi era venuto il pallino di costruirmi una macchina con cui per lo meno riuscire a sbozzare lo specchio, quindi quanto ti posso mostrare e suggerire deriva da questa mia esperienza. La macchina che ho costruito è una simil Mirror o Matic, con un eccentrico che muove a destra e a sinistra un braccio, sopra ad un tavolo rotante. Ti allego alcune foto che ho fatto alla macchina, che descrivono più di mille parole le soluzioni che ho adottato. Ovviamente puoi prendere spunto da quanto segue per realizzare solamente il tavolo rotante.
    Ti prego, non badare all’aspetto estetico, non l’ho curato molto ed in più l’usura e l’averci lavorato sopra l’hanno resa sicuramente più sporca e meno “attraente”: :-)














    Se hai intenzione di costruirti tale macchinario, ti allego anche il foglio Excel che ho fatto con cui simulo la traccia che il centro dell’utensile descrive sopra il tavolo rotante al variare di diversi parametri, così che puoi scegliere la soluzione migliore già in fase di progettazione…
    https://www.grattavetro.it/wp-content/uploads/2014/10/TRACC-UTENS-Macchina-Mirco2.xlsx

    Consigli:
    Ad alimentare il tutto c’è un motoriduttore tri-fase (0.25 HP) convertito a monofase grazie all’uso di un opportuno condensatore, il quale ha una potenza sufficiente per lo scopo, anche se un motore un pochino più grosso forse andrebbe meglio.

    Le 3 ruote poste sotto al tavolo rotante mettile il più esternamente possibile, non fare come ho fatto io, che le ho messe troppo verso il centro e quando si lavora sul bordo dello specchio, il tavolo tende a far leva ed alzarsi…

    Non utilizzare i tipi di ruote che ho usato io, le quali sono formate da sfere di acciaio, in quanto queste tendono più che altro a strisciare contro la lamiera attaccata sotto il tavolo rotante. Metti piuttosto delle ruote in gomma che in più generano indubbiamente meno rumore.

    Se decidi di costruirti solamente un tavolo rotante, a parer mio, non attaccare il tavolo direttamente sull’albero uscente dal motoriduttore, ma collegalo ad un altro albero che riceverà il moto dall’albero del riduttore tramite una coppia di pulegge e cinghia. Ti consiglio questo così puoi, cambiando le pulegge, cambiare anche il numero di giri del tavolo, cosa che altrimenti non potresti fare.

    Tutte le soluzioni che ho adottato sono state prese di mia iniziativa, dal momento che all’epoca non avevo ancora scoperto i vari siti in cui vengono mostrati i vari tipi di macchine, questo per dirti che se cerchi bene in internet troverai anche altre soluzioni, magari (anzi quasi sicuramente) migliori delle mie… :good:

    #4563
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    Giulio Tiberini
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    Complimenti Mirco per il tuo lavoro!

    Il semplice tavolo rotante è molto comodo e in passato ci avevo fatto un pensiero anch’io.
    Il piano rotante di Gordon Waite è motorizzato con 350watt a 4 poli (1760 giri a 60 periodi) forniti da un inverter trifase con motoriduttore 1:30 che nel suo caso, produce velocità variabili a zero a 60 giri al minuto.

    Certo un motore asincrono da lavatrice sarebbe silenzioso e a costo zero, ed avrebbe già due polarità per due velocità diverse, di cui una bassa facilmente utilizzabile riciclando la puleggia originale del cestello della lavatrice. Ma quei motori di solito sono meno potenti di 350watt.
    (Dovrei andare a rileggere i miei libri di elettrotecnica per rinfrescare la memoria sulla coppia fornita da un trifase con condensatore di avviamento, che credo di ricordare sia funzione della capacità di quest’ultimo, la quale capacità però deve essere esclusa in funzionamento, con conseguente riduzione della potenza effettiva fornita).

    #4564
    Massimo Marconi
    Massimo Marconi
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    Che bel lavoro ! Complimenti Mirco :good:

    #4566
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    BARTolomei Mirco
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    @Giulio: si in effetti la necessaria aggiunta del condensatore per portare a monofase il motore trifase fa si che la potenza si riduca ad un 60-75 % di quella nominale e la coppia all’avviamento a circa 35-45 %a a seconda della capacità del condensatore. La coppia disponibile all’albero del tavolo rotante però è maggiore di quella del motore di un fattore pari al rapporto di riduzione.
    infatti la potenza è pari a:
    P = Mt * w
    dove:
    P=potenza [W]
    Mt= momento torcente [Nm]
    w= velocità angolare [rad/s]
    Poiché il riduttore e le pulegge fanno diminuire il numero di giri e quindi la velocità angolare, il momento torcente deve aumentare…
    L’impressione che ho avuto utilizzando la macchina è che la potenza del mio motore sia appena appena sufficiente, quindi un motore con una potenza maggiore sarebbe da preferirsi (i 350 W del motore utilizzato da Gordon equivalgono ad un motore da 0.5 Hp).
    Il motore che ho utilizzato io è un comune motore asincrono accoppiato con un riduttore che da in output 59 g/min, i quali possono essere ulteriormente ridotti giocando con le dimensioni delle pulegge. L’uso di un inverter è sicuramente una finezza e di un livello di qualità superiore, visto la possibilità di variare agevolmente e con continuità il numero di giri.

    #4567
    deabis
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    Bel lavoro, Mirco, grazie! :good:
    Non so se sarei in grado di costruire una macchina simile…….

    Però se riuscissi a costruire almeno un piano rotante elettrico, quindi senza braccio, riuscirei a fare tutte le fasi di lavorazione, dalla sbozzatura alla parabolizzazione?

    #4576
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    Giulio Tiberini
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    Io dico di si.
    E lo dico perché, volendo costruire anch’io il piano rotante (…cosa che poi non ho fatto preferendo fare un poco di ginnastica in più), avevo visto i 28 filmati di Gordon,.

    Con la tavola rotante e il metodo dello Spinning (o spin polishing), il lavoro avviene con azione manuale accoppiata alla rotazione della tavola solo per lo scavo della curva e per la parabolizzazione.
    Mentre per la lucidatura non serve l’aiuto manuale, ma viene sfruttata la rotazione differenziale di un utensile folle, di diametro proporzionalmente riferito al diametro specchio e pari al 75%, fissato con un paletto (dal nome della macchina “Fixed post”) in modo che sia debordante del 12,5% – 13% . In quel modo l’utensile si trova a far lavorare la circonferenza all’80% del suo diametro nella condizione migliore di abrasione, mentre il suo centro si trova nel punto neutro che Zambuto ha definito “Sweet spot”, dove la lavorazione mantiene la curva.

    La rotazione dell’utensile è automatica e differenziale, e in quel punto affina la sbozzatura iniziale in una curva che Gordon definisce perfettamente sferica.

    Il principio di funzionamento dello “Spin polishing at the sweet spot” della tavola girevole sarebbe quello già noto che, con l’utensile in posizione neutra (sweet spot) si mantiene la curvatura lucidandola solamente; mentre in posizione di debordo inferiore allo sweet spot, si accorcia il raggio di curvatura (scavando il centro), viceversa con debordo esterno lo si allunga (scavando il bordo).

    Avevo preso nota che esisteva una buona spiegazione della teoria e dei principi di funzionamento delle macchine per lucidatura specchi cercando Principes d’utilisation des machines à polir, e mi ero imbattuto nello stesso documento scritto in inglese.

    #4578
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    Giulio Tiberini
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    …..Ho cercato e ritrovato quel documento nella sua versione tradotta in inglese che si chiama “How to use a polishing machine : basic principles”. :yes:

    #4579
    Massimo Marconi
    Massimo Marconi
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    Per favore ragazzi , questa è “istigazione all’autocostruzione” :yes: , non posso mettermi a costruire anche la macchina ( o forse si :scratch: )

    #4580
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    BARTolomei Mirco
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    Esatto Giulio, anche se per quanto riguarda il “fixed post” un piccolo suggerimento è quello di cambiare leggermente il debordo dell’utensile una volta ogni tanto, oppure non mettere proprio fisso il braccio che tiene l’utensile, ma farlo comunque oscillare a dx e a sx di pochi centimetri, per evitare che la ripetitività dell’azione dell’utensile con il “fixed post” generi delle zone non proprio uniformi, come mi è successo spesso di riscontrare.
    Mi è capitato di osservare che dopo un po che lavoravo con l’utensile in posizione fissa, sullo specchio si vedevano delle zone leggerissimamente differenti rispetto al resto della superficie che solitamente erano all’incirca in prossimità di canali troppo larghi o del bordo dell’utensile nella parte vicina al centro dello specchio.
    Ah, mi è balzata in mente una domanda: l’utensile con il “fixed post” deve avere il bordo sagomato a “stella” o no?

    #4583
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    Giulio Tiberini
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    Io parlo da apprendista (anche se “studioso”), e come tale penso che sia precauzionale ridurre a stella il bordo di tutti gli utensili che vengono usati in correzioni che richiedono delle loro corse attraversanti la intera superficie dello specchio.

    Per esempio in parabolizzazione con subdiametro, vengono utilizzati utensili all’incirca al 35% del diametro dello specchio, e poi circa al 65%/70% per uniformare la figura, eseguendo corse diametrali centrate, che però aggredirebbero eccessivamente i bordi dello specchio (che sono le due zone estreme in posizione avanti e indietro del diametro di manovra degli utensili, dove la velocità periferica di una tavola girevole è anche una componente abrasiva in più rispetto al lavoro manuale senza tavola girevole).

    Quindi per ottenere la modesta aggressione alla zona più delicata della periferia (..meglio un bordo rialzato da correggere localmente, che un bordo ribattuto che fa “game over” e ti rimanda alla sfera) sia lavorando in modo manuale che con un eventuale piano rotante, ritengo che sicuramente indebolirei precauzionalmente la quadrettatura degli utensili a contatto con lo specchio, trasformandone il bordo in stella.

    Invece per quanto riguarda le correzioni locali effettuate con utensili di molto piccolo diametro, che solitamente sono utilizzati con corse tangenziali non interessanti l’intero diametro dello specchio, penso che non ridurrei il loro contatto periferico.

    ….Ma bisognerebbe sentire cosa ne pensa Massimo, che con gli utensili sub diametro ci si è destreggiato bene.

    #4585
    Massimo Marconi
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    In generale sono d’accordo con te, credo tuttavia che un ruolo determinante per la scelta dei sub-diametro sia svolto dal rapporto focale dello specchio, oltre che dal tipo di deformazione presente, che possono “mescolare” le carte in tavola.

    In particolare ricordo che durante la lavorazione del 300 F 3.8 sono stato “redarguito” da astrotecnico, perchè tentai ( con pessimi risultati ) di uniformare la lavorazione del 30% con l’utensile al 50%, quindi con uno più grande. In realtà, data l’apertura dello specchio, avrei dovuto utilizzare un utensile ancora più piccolo ( cosa che ho fatto successivamente ) per eliminare i solchi generati tra le zone. Addirittura si può arrivare ad usare utensili di uno due centimetri di diametro.

    Quindi penso che al di la delle regole generali, le quali offrono un riferimento importante, la difficoltà ( ma anche la potenzialità ) del sub-diametro sia nel dover impostare di volta in volta la strategia di lavorazione più efficace in relazione al particolare stato di forma che lo specchio presenta.

    #4587
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    astrotecnico
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    La modifica della patina di pece è spesso necessaria per la corretta formazione della superficie. A volte è necessaria anche negli utensili a sub diametro, seppure piccoli.
    Giulio effettivamente la potenza del motore usato per la tua macchina è scarsa. Quando c’è forte attrito penso che hai difficoltà.
    Un saluto a tutti

    #4588
    Massimo Marconi
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    Ciao astrotecnico :yahoo: , è un grande piacere ritrovarti qui ! :bye:

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