Specchio primario a menisco 600 F2.2

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Questo argomento contiene 56 risposte, ha 5 partecipanti, ed è stato aggiornato da Massimo Marconi Massimo Marconi 17 ore, 48 minuti fa.

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  • #12047
    Massimo Marconi
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    Si Giulio, in pratica è così, diventa difficile se non impossibile fare delle valutazioni locali o zonali, il problema è proprio nei 7 centesimi di mm di differenza nei raggi di curvatura tra centro e bordo, in una superficie a f2.2… Per test sensibili ai nanometri come Ronchi e Focault sono veramente troppi da gestire.
    Questa è una simulazione dello specchio in questione con un reticolo da 4L/mm, quindi già abbastanza “largo”, il quale in teoria potrebbe leggere anche il lambda/4 ( più sono larghe le linee del reticolo, maggiore è l’estensione del minimo difetto rilevabile ) .

    Per migliorare la lettura delle linee bisognerebbe allargare ulteriormente le linee del reticolo ed arrivare fino ad una sola linea per millimetro, ma così facendo la sensibilità del test all’errore sarebbe superiore al lambda.

    Nell’immagine il test fatto con reticolo da 4-2-1 linee/mm

    #12048
    Massimo Marconi
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    L’approfondimento prosegue a piccoli passi…

    Nell’immagine a sinistra, mi ero dimenticato di spegnere la luce prima di fare la foto. A destra invece, me ne sono ricordato :yahoo: :yes:

    Per l’approfondimento sto usando solo corse tangenziali lungo le circonferenze delle zone centrali, intervallate da alcuni giri di corse a W ( anche queste centrali senza mai arrivare completamente al bordo ) per uniformare le zone lavorate.

    #12049
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    Giulio Tiberini
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    Capisco la difficoltà.

    Non so se conosci già quel che segue, nel caso in parabolizzazione potesse esserti d’aiuto…visto che da sempre tu “qel che tocchi migliori”, sempre riuscendo a girare in tuo favore il risultato :good: .

    Tempo fa vagando per i documenti di Mel Bartel avevo visto “al volo”, l’esistenza di un metodo che agevolava la valutazione dell’andamento delle curvature del test di Ronchi.

    Il metodo consiste nella sovrapposizione di una immagine scattata al ronchigramma dello specchio in esame, ad un’altra immagine “negativa” dell’equivalente ronchigramma simulato però dal programma Ronchi Matching, per una distanza comune di Offset” (inteso ovviamente come uguale lontananza di posizionamento dei reticoli vero e simulato, dal centro di curvatura).
    http://www.bbastrodesigns.com/ronchi.html

    la seguente immagine mostra quel che dico:
    http://bbastrodesigns.com/JoyOfMirrorMaking/25%20inch%20quarter%20wavefront%20undercorrected%20at%20center.jpg.
    Ed è tratta dall’articolo “realizzazione di uno specchio da 25″ F2,6” di Mel.
    http://bbastrodesigns.com/JoyOfMirrorMaking/25%20inch%20f2.6%20mirror.html

    La immagine mostra la sovrapposizione delle due immagini, della quali quella con le bande nere dovrebbe essere relativa al ronchigramma realmente rilevato sullo specchio in esame, mentre quella a sfondo rosa è generata dal simulatore “in negativo” cioè con le bande bianche su sfondo rosa, che, a causa dell’errore presente, non si sovrappongono completamente a quelle nere, ma rimane in vista il residuo bianco la parte dell’errore presente.
    Infatti le barre nere aderiscono alla curvatura interna di quelle bianche generate dal computer.

    Mi pare di capire che sarebbe pure possibile stampare due simulazioni distanti fra loro un certo valore di lambda/x, per vedere a che distanza dall’accettabilità risiede attualmente lo specchio in lavorazione.

    Altra cosa rimangonio comunque le difficoltà relative all correzioni da applicare per far si che le curve nere riempiano gli spazi di quelle bianche…. :cry:

    #12053
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    Giulio Tiberini
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    MI accorgo di essere proprio inadeguato….. :cry:
    Non sono riuscito a capire come diavolo fare a “caricare nel Browser” una mia immagine Ronchigram, come suggerisce Mel Bartel nella descrizione del suo Matching Ronchi test, come se fosse la cosa più semplice di questo mondo :unsure: .

    #12054
    Massimo Marconi
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    Capisco la difficoltà.

    Non so se conosci già quel che segue, nel caso in parabolizzazione potesse esserti d’aiuto…visto che da sempre tu “qel che tocchi migliori”, sempre riuscendo a girare in tuo favore il risultato :good: .

    Giulio, Ti ringrazio della fiducia, ma non credo sia così ( magari! :-) )…

    Si, ne avevamo parlato tempo fa con te e con Mirco, sia del lavoro di Mel che dei diversi metodi di utilizzo del Ronchi con immagini di supporto… Mi ricordo che Mirco aveva proposto anche una stampa del Ronchigram da applicare sullo specchio in fase di testing.

    In ogni caso, con tutto il rispetto e l’ammirazione per Bartel, resto sempre un po’ perplesso quando ci si propone di finalizzare un’ottica con il Ronchi.

    per carità, il Ronchi è uno strumento formidabile e di grande aiuto, ma penso vada utilizzato per quello che è nella sua natura e cioè, fornire una visione d’insieme dell’ottica, per evidenziare irregolarità zonali, bordi ribattuti, astigmatismo e rugosità, ma non credo che si possa pretendere di misurare qualcosa con uno strumento che per definizione non fornisce misure o numeri come risultato.

    Inoltre, se per specchi intorno a F6 la rilevazione dell’errore minimo è visivamente abbastanza buona ( intorno a lambda/10 ) con il diminuire del rapporto focale vanno aumentate dimensione e distanza delle linee del reticolo, perciò di conseguenza aumenta il minimo errore riscontrabile.
    In un F3 con reticolo 2 linee/mm ( ammesso di avere una vista da “falco” ) è intorno a lambda/2, in un F2 è superiore al lambda.

    Personalmente, uso il Ronchi solamente nella costruzione della sfera e nelle fasi di approccio alla parabola, ( oltre che per gli aspetti di cui si diceva ), ma non mi sognerei mai di realizzare una parabola solamente con il Ronchi, non ne sarei in grado e non capisco come si possa riuscire a valutare una correzione espressa in frazioni d’onda con un reticolo che fornisce una approssimazione superiore alla tolleranza richiesta , con l’aggiunta della “soggettività” dell’operatore che non misura nulla ma valuta visivamente una deformazione, anche con tutti gli aiuti di maschere o immagini sovrapposte,

    L’utilità del Ronchi è nella semplicità e nella velocità del test, in pratica è immediato e fornisce una ottima valutazione d’insieme e va benissimo fino al momento in cui le misure non sono necessarie.

    La parabola per questo F2.2 in lavorazione cercherò di raggiungerla con Foucault , iniziando ad utilizzarlo non appena raggiungerò una costante conica ( stimata con il Ronchi, anche in modo grossolano ) di almeno K=-0,7 .

    Successivamente, in prossimità di K=-1 ( con tutte le limitazioni di Foucault per specchi veloci ), utilizzerò il lungo e laborioso ma precisissimo test della caustica per arrivare l’iperbole finale, la quale si discosta poco dal paraboloide ( K=-1.12 )

    #12055
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    Giulio Tiberini
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    Bene Massimo.
    il mio neurone superstite :cry: non mi ha permesso di ricordare di avere già accennato all’uso del Ronchi matching di Mel Bartel.

    Credo anch’io che per realizzare una curvatura di superficie così ampia e accentuata nel rispetto delle tolleranze, la strada dei test migliore sia quella classica, che col Ronchi prettamente visuale, affiancato al Foucault porta alla sfera e oltre ma solo fino in prossimità della parabola di lambda/4, per proseguire col test della caustica fino a destinazione, mettendo a posto le zone esterne dello specchio, notoriamente più estese e scoscese e impossibili da portare a corretta destinazione anche dal test di Foucault.

    L’uso del Ronchi per tutta la lavorazione di focali così aperte e corte, è una scorciatoia per dimostrare con sole soddisfacenti impressioni personali di sufficienza, che sarebbe facile realizzare ciò che in realtà facile non è, perchè il lavoro risultante è solo approssimato in modo indefinibile.
    Infedibibile perchè il test di Ronchi notoriamente non fornisce alcun numero descrittivo della qualità della curvatura ottenuta, che indichi gli scostamenti dai numeri propri descriventi la curvatura presa come riferimento costruttivo.

    #12056
    Massimo Marconi
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    Si continua a scavare con patina di pece ed ossido di cerio, le corse a “W” generano una buona forma parabolica, ma sono poco indicate per raggiungere la profondità “velocemente” mentre le corse tangenziali lungo una circonferenza scavano velocemente, ma il mantenimento della forma è difficoltoso e vanno intervallate con corse a “W” per raccordare le zone.
    Così, ho pensato e trovato una alternativa che è in grado di generare profondità in modo veloce e nello stesso tempo generare una forma parabolica.
    Le ho chiamate “corse a Y” :-)
    Nello schema che segue è rappresentato il setup e l’esecuzione della tecnica per un sub-diametro al 33% ( quello che sto usando )

    Non bisogna far altro che immaginare di eseguire corse rettilinee centro su centro mentre lo specchio si muove su di un piano rotante.
    Se non si ha a disposizione un piano rotante, si eseguono le corse rettilinee ( non rispetto allo specchio ma rispetto a se stessi ) mentre ci si muove abbastanza velocemente intorno al tavolo.
    Con una differenza importante: la pressione non va applicata al centro dell’utensile ma va decentrata di almeno 1/3 del diametro.

    Questo aspetto è importante, perchè le corse COC con sub-diametro, generano una forma sferica nell’area dello specchio che ha la stessa estensione dell’utensile, ed anche se scavano maggiormente al centro specchio, la forma risultante sarà abbastanza lontana dalla parabola.

    le corse decentrate invece permettono di creare una asimmetria di lavorazione nella quale il centro , ad ogni corsa, è sempre interessato dallo scavo mentre le restanti zone subiscono una azione di scavo minore in funzione della distanza dal centro.

    – l’offset deve essere piccolo ma non nullo o, peggio ancora, “negativo” ( altrimenti si creano degli “scalini” nella zona mediana.
    – il movimento intorno al tavolo deve essere abbastanza veloce ( ma non troppo ), la “Y” cioè, non deve essere ne troppo “stretta” ne troppo “larga”.

    Di seguito, le immagini dopo alcune sessioni con questa tecnica senza eseguire altre corse di raccordo.
    Con poche sessioni ( mattina + parte del pomeriggio ) è stata scavato al centro il 10% della profondità necessaria. Infatti ora la conica ha raggiunto una costante di K=-0.2, mentre prima di questa lavorazione era arrivata ( a fatica e con difficoltà per il mantenimento della forma ) a K=-0.1

    – lo “scalino” che si vede nella zona mediana è ora quasi assorbito, ma all’inizio si era generato proprio perchè avevo eseguito le corse a Y senza toccare il bordo specchio e quindi la zona mediana è rimasta un po’ più alta del dovuto, come si può vedere confrontando le immagini con la simulazione del Ronchi per K=-0.2.

    #12057
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    Giulio Tiberini
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    Si. Ora mi sembra solo leggermente più profonda la zona centrale, con la strozzatura leggermente più marcata nel raccordo con la periferia.

    #12058
    Massimo Marconi
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    Si Giulio, è così come dici, la zona mediana è rimasta alta rispetto al centro che è stato scavato maggiormente.
    Come dicevo, è stato un mio errore di “sperimentazione” :-) , le corse a Y vanno estese fino al bordo con un leggero offset per scavare tutte le zone con una proporzione corretta.
    Con altre due sessioni eseguite nel modo corretto, la figura si sta raccordando meglio e nel contempo la costante conica si è ulteriormente abbassata ( cioè il centro ora è ancora più profondo ). Al momento, anche senza il confronto con le simulazioni penso che siamo quasi a K=-0,3 ( o giù di li… )

    #12059
    Massimo Marconi
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    E niente, siamo ancora ad una costante conica di K=-0.25, pensavo meglio… :-(
    La strada è ancora lunga prima di iniziare a fare qualche misura ! :wacko: :yes:

    #12060
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    Giulio Tiberini
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    Ha già un bellissimo aspetto però.
    Quindi se la parabola ha K=1, con -0,25 sei già parecchio in iperbole..o sbaglio? (…Non usandoli da tempo, Faccio confusione con il significato dei K positivi e negativi!)

    #12061
    Massimo Marconi
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    Ahah Giulio, a volte non so se mi prendi in giro o se vuoi solo vedere se ho “studiato” :-) , visto che ( oramai anni fa ) sei stato proprio tu a spiegarmi la corretta interpretazione e calcolo delle costanti coniche ( in particolare su Focault ). :yes:
    Comunque, nel caso della seconda ipotesi, si può dire che al momento sono in ellisse ( con K negativo ).
    Come sai meglio di me, il valore di K definisce il tipo di conica che stiamo esaminando:
    per K=0 abbiamo una sfera, per valori compresi tra 0 e -1 abbiamo una ellisse, per K=-1 una parabola, per K inferiore a -1 abbiamo una iperbole.
    Quindi si può dire che al momento, con K=-0.25 ( ero partito dalla sfera con K=0 ) , ho percorso un quarto della strada che normalmente si deve fare per arrivare alla parabola. Una volta arrivato alla parabola ( K=-1 ), dovrò scavare ancora per un po’ fino a raggiungere il valore di progetto K=-1.12, quindi una iperbole che si discosta di poco dalla parabola di uno specchio di pari focale.
    La difficoltà maggiore in tutto questo non è tanto nella grande quantità di vetro che bisogna grattare, quanto il cercare di farlo senza allontanarsi troppo dalla forma della conica teorica corrispondente, in modo da arrivare alla fine dello scavo con una figura che ( magari ), potrebbe non necessitare di un lavoro titanico di correzioni per portare tutte le zone in tolleranza.

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